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Recensione

94/100

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Midnite City – Bite The Bullet – Recensione

21 Novembre 2025 18 Commenti Vittorio Mortara

genere: AOR /Melodic Rock
anno: 2025
etichetta: Pride & Joy

Tracklist:

1. Live Like You Mean It
2. Worth Fighting For
3. It's Going To Be Alright
4. Heaven In This Hell
5. Running Back To Your Heart (ft. Chris Laney)
6. Lethal Dose Of Love
7. Archer's Song
8. Seeing Is Believing
9. No One Wins
10. Hang On Til Tomorrow
11. When The Summer Ends

Formazione:

Rob Wylde – Voce e chitarre
Miles Meakin – Chitarra
Josh Williams – Basso
Ryan Biggs – Batteria
Shawn Charvette – Tastiere

 

Ragazzi lasciatemelo dire: a questo punto della stagione, questo quinto disco dei Midnite City ci voleva proprio! Per me i cinque inglesi sono la punta di diamante, insieme ai tedesconi Kissin Dynamite, di quel genere che è perfetta amalgama di melodie AOR, una spruzzata di sguaiatezza glam e quell’attitudine tamarra che non fa mai male. Temevo che la dipartita del pelatissimo drummer Pete Newdek potesse in qualche modo inficiare la capacità compositiva della band, ma, fortunatamente, così non è stato. Il quintetto è assolutamente in gran spolvero e mette in mostra, dopo il magnifico “Itch you can’t scratch” e il più interlocutorio “In at the deep end”, tutta la propria potenzialità commerciale e tecnica.

Già. Perche qui bisogna partire dalle basi: mi gioco quello che volete che Rob Wylde e soci conoscano a memoria l’intera produzione discografica a firma Desmond Child ed anche gran parte di quella griffata Jack Ponti & Vic Pepe. Ma ciò non sarebbe sufficiente se i ragazzi non avessero il “tocco”: quella rara capacità di rendere “adesivi” i pezzi. Badate bene: i pezzi! Non soltanto i ritornelli. Difficile trovare una virgola fuori posto su questo disco. Riff, tastiere, assoli, coretti… Tutto è perfettamente calibrato e ben eseguito.

“Live like ya mean it” sa di quell’hard ottantiano arricchito da pompose keys che spacca con un refrain possente. Qualcuno ha detto Silent Rage? La poppettara e leggera “Worth fighting for” strizza l’occhio al primo dei Danger Danger, mentre “Going to be allright” ha un passo più felpato, quasi da semiballad. La pseudo-horror “Heaven in this hell” è una sorta di sequel “They only came out at night” di due dischi fa, con gli stessi altissimi livelli di piacioneria. L’ospite (e ottimo produttore) Chris Laney impreziosisce la cromata “Running back to your heart” ma è “Lethal dose of love” (che titolo d’altri tempi!) a sferrare l’ennesimo colpo da KO con un ritornello stratosfericamente retrò. L’interludio “Archer’s song” presenta la leggera “seeing is believing”, AOR piacevolissimamente edulcorato. Seguono “No one wins”, con il piedino che parte a tenerne il ritmo e l’ennesimo pezzo di melodic rock à la Poley “Hang on til Tomorrow”. Poi, come per magia, l’album si congeda con uno pezzone da paura: il singolo “When the summer ends” in bilico fra i Van Halen di Hagar ed il Bon Jovi quello vero.
Un’ultima nota di plauso è assolutamente dovuta all’axeman Miles Meakin: i suoi assoli, mai invadenti né prolissi, aggiungono un plus a tutti i pezzi dell’album con un gusto eccellente.

A questo punto vi chiederete: ma se è tutto così figo, perché non hai avuto il coraggio di dare un bel 100 tondo? Beh, una mancanza c’è. Cari i miei Midnite City… Se volete il massimo dei voti, il prossimo album dovrà essere sullo stesso livello di questo ma mi ci dovete mettere dentro un lento come si deve: una bella ballad strappalacrime da sentire nel buio delle nostre camerette con la lacrimuccia all’angolo dell’occhietto.
Come si diceva un tempo: buy or die!

© 2025, Vittorio Mortara. All rights reserved.

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