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28 Novembre 2025 4 Commenti Alberto Rozza
genere: Hard Rock
anno: 2025
etichetta: Rat Pack/Frontiers
Tracklist:
1. Dancing With The Devil
2. Pictures Of The Dead
3. Saints And Sinners
4. Lift Up Your Soul
5. Love In Denial
6. Machine Bone
7. Follow Me Down
8. Golden Mirror
9. Sea Of Stones
10. The Stranger
11. Somewhere (Bonus Track)
Formazione:
George Lynch – guitars
Gabriel Colon - vocals
Jaron Gulino - bass
Jimmy D’Anda – drums
Contatti:
Facebook: https://www.facebook.com/LynchMobBand/
Si preannuncia la fine di un’era: in uscita, per la fine di novembre, il nono e ultimo album dei Lynch Mob del guitar hero George Lynch, capitolo conclusivo di un’epopea lunga decenni e sempre ricca di spunti.
Partiamo direttamente dalla title track, ovvero “Dancing With The Devil”, un pezzone puramente hard rock, trascinato e caldo, tipico del genere e della band, che subito mette le cose in chiaro con gli ascoltatori. Proseguiamo con la cruenta “Pictures Of The Dead”, ritmicamente tagliente e azzeccata, dove la band dà una buonissima prova di ‘lavoro di gruppo’, cesellando le parti strumentali in modo magistrale con una voce sempre sul pezzo. “Saints And Sinners” resta sulla stessa lunghezza d’onda, molto piacevole, dai fraseggi chitarristici sempre intriganti: ottima prova. Passiamo alla quarta traccia: “Lift Me Up” rallenta i giri, mantenendo comunque una pregevolissima struttura e una intensità gradevole, risultando complessivamente un buonissimo brano. Un po’ funkeggiante, arriva il momento di “Love In Denial”, piacevole, scanzonata, genuina, che in fretta si riversa nella successiva “Machine Bone”, ben più poderosa e martellante, a testimoniare la duttilità della band. “Follow Me Down” prosegue sulla falsa riga delle altre tracce del disco, non aggiungendo molto in termini di originalità e guizzi strumentali. Ci spostiamo su orizzonti ariosi e tribali con il lento strumentale “Golden Mirror”, ottimo nella sua dolcezza e nelle trame acustiche orientaleggianti. Oscura e misteriosa, “Sea Of Stones” è un pezzo disorientante, particolare, inconsueto per molti versi, che crea atmosfere nuove e godibilissime, così come la successiva “The Stranger”, dalla dinamica vocale crudelissima, sempre all’interno di una trama musicale feroce e malinconica. Concludiamo l’ascolto con la bonus track “Somewhere”, ‘hardorckeggiante’ e pura, che mette la parola fine alla produzione dei Lynch Mob: una carriera invidiabile che porterà i componenti della band verso chissà quali progetti e palchi, ma che per ora ci lascia un lavoro godibilissimo, magari senza troppi slanci di originalità, ma pur sempre di buonissima fattura.
© 2025, Alberto Rozza. All rights reserved.
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