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08 Novembre 2025 7 Commenti Giulio Burato
genere: Hard Rock
anno: 2025
etichetta: Frontiers
Tracklist:
The Devil Won’t Forget Me
New Desire
Dirty Love
Robert The Doll
Fairytale
The Ocean
Magnetars
Pretty Little Freak Show
Out In The Distance
When The Veil Of Night Falls
Formazione:
Andrea “Andy” Buratto – Bass
Terese “Tezzi” Persson – Voice
Andrea “Picco” Piccardi – Guitar
Marco “Mark” Lazzarini – Drums
Un nuovo format, una nuova veste per il ritorno degli italiani Hell in the Club che “salutano” il fondatore e frontman dei primi cinque album Dave, e danno il benvenuto alla cantante svedese Tezzi Persson (Infinite & Divine, Venus 5), offrendo una svolta netta a livello vocale, un po’ come hanno fatto nel recente passato i più celebri Linkin’ Park.
Un cambio dunque radicale che sicuramente è fonte di discussione per chi segue la band dagli esordi.
In effetti, questo passaggio mi ha personalmente spiazzato; per assorbire il colpo, mi sono interfacciato con una mia amica, cantante che mi ha aiutato nell’ascolto e nella stesura della recensione nella sua parte strumentale e di proposta dei testi.
Passo dunque la palla, o meglio, la penna a Lisa B.:
“Un viaggio nelle profondità dell’anima, tra suoni duri e stridenti, che trasmettono il senso di inquietudine ed angoscia, senza mai perdere quell’armonia quasi celeste che viaggia leggera sulle corde vocali e ci costringe a guardare l’abisso per ritrovare la luce.
Attacchi duri, senza indugi, con leggero growl, un debito d’aria della gola che rende ogni parola una sfida.
Le chitarre non suonano, lacerano! sono un vortice sonoro di follia e paura, che annulla ogni speranza. L’unione con le percussioni ed i giri di basso si contorcono nel dolore puro per poi tornare alla superficie.
“Dirty Love…Hey Mr. Loki!” un dialogo con il signore degli inganni; è un ponte gettato tra le fiamme, tra l’ombra e la speranza. Un viaggio rischioso, dove l’ascoltatore si perde tra le tenebre, accompagnato dalla voce e spinto dalla musica per guadagnarsi la risalita.
La band dispiega finalmente le sue ali, con un chorus talmente maestoso e liberatorio da far sembrare la discesa solo un brutto ricordo, la disperazione si trasforma in determinazione di ferro…il trionfo è la luce.
Un album che non promette solo un viaggio, ma lo mantiene con una coerenza brutale e sublime, dimostrando che rock & metal possono essere il veicolo per la più grande delle esplorazioni interiori.
Chi cerca evasione…
Chi cerca un’esperienza viscerale che sporca le mani di fango e le purifica col fuoco.
Trova in questo album la sua vittoria!”
A me nuovamente la penna.
Dopo la disamina musicale e dei testi, vado alla tracklist di “Joker in the pack” e segnalo alcune canzoni che sono, in buona parte, il filo conduttore col passato della band.
Il secondo singolo “Magnetars” ha la vigoria degli Alter Bridge nei riff e il magnetismo melodico degli Halestorm.
Il terzo singolo “Robert the doll” ha la “stoffa” della canzone che avrebbe sorriso al compianto Ozzy.
Il lento “The Ocean” ha quel sapore agro dolce che affascina.
Concludo con “The devil won’t forget” che fa capire già agli albori dell’album cosa ci attende a livello melodico e di scrittura in questo nuovo capitolo targato HITC.
Ringrazio Lisa B. per il contributo a questa recensione.
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