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Recensione Gemma Sepolta

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Gemma Sepolta

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Heartland – Heartland – Gemma Sepolta

29 Novembre 2025 3 Commenti Samuele Mannini

genere: AOR
anno: 1991
etichetta: A&M
ristampe:

Tracklist:

1 Teach You to Dream 4:35
2 Carrie Ann 4:46
3 Don't Cast Your Shadow 4:56
4 Real World 4:15
5 Fight Fire With Fire 4:12
6 That Thing 4:04
7 Walking on Ice 4:08
8 Paper Heart 4:39
9 Paradise 4:49
10 Promises 3:55

Formazione:

Chris Ousey - vocals
Gary Sharpe - guitar
Rik Carter - keyboards
Phil Brown - bass
Steve Gibson - drums

 

Nella storia dell’AOR, un genere nato e plasmato principalmente negli Stati Uniti e in Canada, il contributo britannico è stato spesso percepito come marginale. Non certo per mancanza di qualità, basti pensare a realtà solide come FM, Shy o Dare, ma perché, agli occhi del mercato americano, molte band europee apparivano come semplici derivazioni del modello nordamericano. La difficoltà cronica con cui queste formazioni cercarono di imporsi negli Stati Uniti conferma quanto fosse arduo superare quel pregiudizio geografico e sonoro. In un contesto già di per sé complesso, l’esordio degli Heartland non ebbe vita facile: accolto con sorprendente freddezza dalla stampa britannica e spesso liquidato con superficialità come un “Dare in chiave più americana” (segno che, allora come oggi, si giudicava forse troppo dalla copertina), finì rapidamente in secondo piano. Considerando anche che proprio nel 1991 l’AOR stava sparando le sue ultime cartucce di gloria, si comprende come questo debutto sia diventato uno degli episodi più ingiustamente sottovalutati del rock melodico inglese.

Se vogliamo analizzare il paragone con i Dare dell’esordio, al di là dell’uso più marcato delle tastiere non emergono reali punti di contatto stilistico. Le atmosfere del primo Dare sono intime, bucoliche e profondamente britanniche, mentre gli Heartland attingono con decisione all’AOR e al pop rock di scuola canuck, interiorizzando e reinterpretando quelle sonorità in modo autentico, probabilmente andando oltre quanto fatto dalla maggior parte delle band inglesi fino a quel momento. L’efficacia sonora di questo debutto si deve in gran parte alla sua formazione originale: Chris Ousey (voce), Gary Sharpe (chitarre), Phil Brown (basso), Steve Gibson (batteria) e Rik Carter (tastiere). Chris Ousey, proveniente dai Virginia Wolf, colpisce in particolar modo con la sua voce graffiante ma delicata, arricchita da sfumature soul e un timbro vagamente ‘black’, che si amalgama con naturalezza ad ogni canzone del disco. Le chitarre di Gary Sharpe sono nitide ed essenziali, mai invasive, perfettamente appoggiate sul tappeto tastieristico di Rik Carter, e infondono vita a questi piccoli gioielli di melodic rock. La produzione fu affidata a Jimbo Burton e Julian Mendhelson, affiancati da James Barton, il tecnico che aveva brillato su Empire dei Queensrÿche. Barton colse subito l’impronta sonora necessaria e valorizzò al meglio un materiale tanto ispirato quanto immediato.

Le dieci tracce si aprono con Teach You to Dream, l’introduzione, costruita su chitarre cristalline, tastiere soffuse e leggere percussioni, evolve in un crescendo atmosferico che richiama le sonorità canadesi di band come Glass Tiger o Boulevard. Il disco prosegue con Carrie Ann, una power ballad dal suono ampio e imponente, propriamente di stampo Boulevard. Suggestioni soul e westcoast attraversano la delicata Don’t Cast Your Shadow. Real World guarda invece con decisione all’AOR statunitense, richiamando spesso i Journey. Fight Fire With Fire contraddice il titolo, rivelandosi una ballad basata su una raffinata trama acustica che cresce progressivamente fino a un finale corale ed elettrico. That Thing si muove su coordinate più notturne e sensuali, mentre la scintillante Walking on Ice si distingue per varietà e dinamismo. Con la ballad Paper Heart si torna a rivolgere lo sguardo al mondo dei Journey, tra melodie espansive e arrangiamenti ricchi. Il disco si chiude con Promises, il brano forse più “europeo” del lotto, sorretto da un ritornello e da arrangiamenti particolarmente efficaci.

Heartland è un album che colpisce senza cedimenti, in cui ogni linea melodica e ogni armonia si intrecciano con naturalezza, creando un groove irresistibile. Per gli amanti di melodia e rock raffinato, questo debutto rimane un must: fedele ai canoni più autentici dell’AOR, riesce a fondere con eleganza il gusto britannico con la raffinatezza nordamericana. È notevole che, nonostante le difficoltà iniziali, gli Heartland siano rimasti sulla scena, ancora guidati da Chris Ousey, che nel frattempo ha portato avanti anche una carriera solista, continuando a dare linfa alla propria eredità artistica e dimostrando che la qualità autentica non può essere messa a tacere dalle mode passeggere.

© 2025, Samuele Mannini. All rights reserved.

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