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Recensione Classico

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FireHouse – FireHouse – Classico

15 Novembre 2025 2 Commenti Samuele Mannini

genere: Hard Rock/AOR
anno: 1990
etichetta: Epic
ristampe:

Tracklist:

1. Rock on the Radio
2. All She Wrote
3. Shake & Tumble
4. Don't Treat Me Bad
5. Oughta Be a Law
6. Lover's Lane
7. Home Is Where the Heart Is
8. Don't Walk Away
9. Seasons of Change
10. Overnight Sensation
11. Love of a Lifetime
12. Helpless

Formazione:

• C.J. Snare – voce / tastiere
• Bill Leverty – chitarre
• Perry Richardson – basso
• Michael Foster – batteria

 

C’era un tempo in cui nei negozi di dischi trovavi sempre un giradischi o un lettore CD per ascoltare al volo un album prima di sganciare le sudate 18.000/20.000 Lire. Nel 1990, alla tenera età di 17 anni, la mia meta fissa dei sabati pomeriggio e delle mattine di forca a scuola (tante perché quell’anno mi bocciarono pure 😉 ) era l’allora superblasonata Galleria del Disco nel sottopassaggio della stazione di Santa Maria Novella a Firenze, dove il buon Gianni, mio Guru dell’hard rock (Dio lo abbia in gloria), mi aspettava sempre con qualcosa di diverso e perfettamente in linea con i miei gusti. Per i Firehouse non fu diverso. Già la copertina, con la gnoccolona che teneva un fiammifero in mano, invitava all’acquisto, ma come mi consigliava Gianni: ‘senti le prime due e il lento e già avrai capito il 90% del disco’. Così feci, e dopo averle ascoltate e cacciate le 18.000, il disco scivolò nello zaino.

Bisogna dire che, per formazione musicale, prediligo le voci potenti e da macho, tipo quella di David Coverdale, per intenderci. Quella voce un po’ da “gatto in amore” di CJ Snare (R.I.P.) ci mise un po’ a fare breccia, ma quando ascoltai All She Wrote fui letteralmente conquistato. Sarà stato il disagio giovanile provocato dalle prime delusioni amorose, ma cantata a squarciagola quella canzone aveva qualcosa di terapeutico, e ciò spiega molto dei disagi adolescenziali dell’epoca :-). Questa è la mia esperienza personale col ricordo del disco, ma ovviamente serve solo a calare il tutto nel contesto dell’epoca, quando questo disco fece abbastanza furore, una delle ultime fiammate commercialmente valide di questo genere. I nostri eroi furono addirittura elevati a paladini del genere dopo che, agli American Music Awards del 1992, i FireHouse vinsero nella categoria ‘Best New Hard Rock/Heavy Metal Band’, superando niente meno che Nirvana e Alice In Chains. Uno smacco mica da poco, visto che stavamo entrando in piena rivoluzione grunge. Un paradosso storico, ancora oggi motivo di battute e leggende metropolitane.

La Epic intuì subito il potenziale della band, capace di condensare il meglio del class metal con ritornelli melodici e fulminanti e chiuse rapidamente il contratto prima della pubblicazione. L’album d’esordio dei Firehouse del 1990 ottenne un successo commerciale straordinario, raggiungendo il numero 21 della classifica Billboard e ottenendo il doppio disco di platino negli Stati Uniti oltre a dischi d’oro in Canada, Giappone e Singapore. Grazie a una produzione impeccabile e a una promozione non lasciata completamente al caso, furono estratti tre singoli, tra cui la power ballad Love Of A Lifetime che raggiunse il numero 5 in classifica e fu trasmessa a nastro su MTV. La band si esibì negli USA come supporto, tra gli altri, dei Tesla, e mostrò particolare attenzione anche al mercato giapponese, sempre molto ricettivo per il genere. Et voilà: ecco la dimostrazione che se la stessa ricetta fosse stata applicata anche ad altre band, il declino di questo genere forse non sarebbe avvenuto, o almeno non nei termini in cui poi successe.

Musicalmente parlando, l’apertura con Rock On The Radio presenta un’introduzione percussiva che è poi divenuta iconica e lascia presto spazio a un arena rock pulsante e coinvolgente, perfetto per inaugurare un album d’esordio. Il primo singolo Shake & Tumble sprigiona immediatamente una melodia avvincente, mentre Don’t Treat Me Bad propone un ritornello così efficace da affermarsi con forza nelle rotazioni radiofoniche. Il momento più raffinato dal punto di vista melodico è rappresentato dalla già citata All She Wrote, che raggiunge un equilibrio ideale tra la componente AOR più dolce e un ritornello memorabile tanto da essere considerato da molti il brano più rappresentativo della band. Tra i pezzi più incisivi si distinguono Lovers’ Lane, caratterizzata da un approccio aggressivo e ritmicamente vivace, e Overnight Sensation aperta da un urlo da brividi di C.J. Snare. Infine, Love Of A Lifetime rappresenta la quintessenza della power ballad dei primi anni ’90: apprezzata e contestata allo stesso tempo, qualcuno l’ha sempre considerata troppo commerciale, ma la sua efficacia musicale è indiscutibile.

Eccoci, dunque, a rendere tributo a un disco che ha quasi chiuso un’era commerciale e a una band che anche negli anni successivi non ha mai mollato il colpo, tenendo sempre acceso quel fiammifero melodico presente in questa iconica copertina.

© 2025, Samuele Mannini. All rights reserved.

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