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Creeper – Sanguivore II: Mistress Of Death – Recensione

08 Novembre 2025 9 Commenti Stefano Gottardi

genere: Rock
anno: 2025
etichetta: Spinefarm

Tracklist:

1. A Shadow Stirs
2. Mistress Of Death
3. Blood Magick (It’s A Ritual)
4. Headstones
5. Prey For The Night
6. Daydreaming In The Dark
7. Parasite
8. Razor Wire
9. From The Depths Below
10. The Black House
11. The Crimson Bride
12. Pavor Nocturnus

Formazione:

William Von Ghould – Voce
Ian Miles – Chitarra
Lawrie Pattison – Chitarra
Sean Scott – Basso
Hannah Greenwood – Tastiere, voce
Jake Fogarty – Batteria

Ospiti:

Tom Dalgety – produzione, missaggio, tastiere (tutte le tracce); cori (tracce 4–12)
Chantal Lewis-Brown – cori
Adam Klemens – direzione d’orchestra (tracce 4–12)
Patricia Morrison - voce narrante (tracce 1–12)

Contatti:

https://www.creepercult.com
https://www.facebook.com/creepercult

 

Dopo due anni ci troviamo ancora immersi nel mondo tetro e irresistibilmente teatrale dei britannici Creeper. Sanguivore era stato un’esplosione di rock ’n’ roll vampiresco, un album che aveva ridefinito il loro sound spostandolo verso un hard rock oscuro ed esagerato. Sanguivore II: Mistress Of Death ripropone la formula in modo estremo, trasformando questo sequel in un vero slasher musicale, con richiami a Meat Loaf, The Sisters Of Mercy, Alice Cooper e un heavy metal d’annata in versione horror. Non c’è dubbio: qui è tutto più grande, più sanguinoso, più cinematografico. E sì, è uscito proprio il 31 ottobre, nella notte insonne e carica di eccessi di Halloween.

La narrazione – come spiega Will Gould, mastermind del progetto nei panni del vampiro rockstar William Von Ghould – ci catapulta negli anni ’80, in piena era di hair metal e panico satanico. Immaginate una band di vampiri in tour per gli Stati Uniti, che lascia dietro di sé una scia di cadaveri e groupie dissanguate, inseguita da una misteriosa Mistress of Death: una sorta di boia gotica che aggiunge un tocco di burlesque macabro e sensuale.

L’intro parlata “A Shadow Stirs”, narrata nientemeno che da Patricia Morrison (ex The Sisters Of Mercy e The Damned), è un monito da brividi: “Rock music is a horny vampire, and tonight, it is feasting upon you”. È il trailer di una vecchia VHS impolverata: synth anni ’80, cori spettrali, un’atmosfera che ti penetra nelle ossa come nebbia cimiteriale. Da lì, il disco non molla l’acceleratore: è un carro armato di riff energici e cori anthemici che ti fanno venir voglia di saltare dal divano con un mantello nero sulle spalle come fossi Dracula.

La title track “Mistress Of Death” è un’esplosione di hard & heavy: armonie di chitarra epiche, ritmo galoppante, ritornello che si pianta in testa come un paletto nel cuore. È l’apripista perfetto: sconcio, seducente, con testi zeppi di allusioni che mescolano alla perfezione orrore e lussuria. “Blood Magick (It’s A Ritual)” spinge sul pedale dello sleaze metal, con voci corali e un groove che richiama i Guns N’ Roses degli esordi in salsa dark. “Headstones” è un tormentone puro, con quel mix di punk goticheggiante e hard rock che i Creeper padroneggiano alla grande. Non mancano momenti di respiro, come la bluesy “Razor Wire”, dove la tastierista Hannah Greenwood dietro al microfono ruba la scena nei panni della Mistress con un numero che bilancia sensualità e grottesco – e un sax che spunta dal nulla, evocando un cabaret infernale. L’album non è solo un’orgia di eccessi: ci sono deviazioni inventive che tengono alta la tensione. “Prey For The Night” sperimenta con il sax e un tocco jazzy che sa di Rocky Horror Picture Show, mentre “The Crimson Bride” riporta in carreggiata il post-punk/goth rock che aveva reso grande il primo Sanguivore: divertente, dinamico, senza divagazioni operistiche. “Daydreaming In The Dark” aggiunge atmosfera con un tocco stregato che richiama il loro passato, ma sempre con quel dinamismo anni ’80 che non annoia mai. A chiudere tocca a “Pavor Nocturnus”, finale epico con orchestrazioni maestose e un solo di chitarra da brividi, che lascia la porta aperta al terzo capitolo della trilogia.

Prodotto da Tom Dalgety (già con Pixies e Ghost), il suono è pulito ma aggressivo, con un equilibrio perfetto tra teatralità e grezza energia rock. Niente filler: dodici tracce di adrenalina pura che scorrono senza intoppi. Non è un disco per tutti: se non digerite il camp esagerato o i riferimenti agli slasher, potrebbe rischiare di sembrarvi troppo sopra le righe. Ma per chi ama il gothic rock che non ha paura di sporcarsi le mani con hard rock e punk, Sanguivore II è un trionfo: un sequel che non reinventa la ruota, ma la fa rotolare più veloce, più rumorosa e più divertente che mai. I Creeper non stanno solo continuando una storia: la stanno evolvendo, spingendo i confini del loro stile camaleontico verso un futuro che profuma di vinile viola e notti eterne. Se Eternity, In Your Arms era punk Alkaline Trio-style e Sex, Death & The Infinite Void un’odissea americana spettrale, qui siamo al culmine del loro horror punk: un album che celebra gli eccessi, ridefinisce il rock con un ghigno e ti lascia con la voglia di un bis immediato.

IN CONCLUSIONE

Nonostante il CD sia in digipack – che chi scrive non ama particolarmente – e i testi nel booklet siano scritti così piccoli da essere quasi illeggibili, l’acquisto resta obbligatorio per i fan e una chicca per chi cerca un rock che morde sul serio.

© 2025, Stefano Gottardi. All rights reserved.

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