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Recensione

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Backlash – Time To Impact – Recensione

07 Novembre 2025 5 Commenti Samuele Mannini

genere: AOR
anno: 2025
etichetta: Burning Mind/Art Of Melody Music

Tracklist:

01. Aimless Games
02. All On The Line
03. No Shelter From The Blues
04. Lost And Found
05. Forever Night
06. Mirrorsplay
07. A Minor Love
08. Looking For A Stranger
09. Doing Time
10. Tumbleweed
11. Cold Case Of Rock ‘n’ Roll (feat. Lee Small)
12. Over And Over

Formazione:

Massimo Ordine: Lead and backing vocals
Andrea Frighi: Guitars, keyboards
Angelo Franchini: Bass


Ospiti:

Massimiliano Mosci: Guitars
Luigi Bellanova: Guitars
Mirco Zuffa: Drums, hammonds, keyboards

Contatti:

www.facebook.com/backlashaorpage

https://www.burningmindsgroup.com/art-of-melody-music/releases/221

 

Certo, presentarsi con il nome Backlash è una scelta quantomeno coraggiosa per chi si appresta a pubblicare un debut album. Inutile dire che la prima cosa che salta alla mente è il secondo e immenso disco dei Bad English, e il paragone potrebbe intimidire, ma i nostri non sono certo pischelli di primo pelo, bensì un gruppo di musicisti italiani che conoscono bene la materia e la rispettano, che non si limitano a copiarla, ma la interpretano e la vivono con passione assoluta.

I Backlash nascono infatti dall’incontro tra Massimo Ordine e Andrea Frighi, due musicisti italiani di lungo corso che hanno deciso di unire esperienze e sensibilità per dare forma a un progetto che fosse sì figlio del passato, ma capace di parlare al presente. Ordine, già voce dei Perfect View, possiede quel tipo di timbro che nel melodic rock fa la differenza: pulito, controllato, ma con un’anima calda e personale, capace di dare vita a melodie che restano. Frighi, chitarrista e mente compositiva della band, si occupa anche delle tastiere e degli arrangiamenti, costruendo un suono solido e dinamico, dove ogni nota serve la canzone e nulla viene lasciato al caso. Le sue influenze, da Neal Schon a Dann Huff, emergono con eleganza, senza mai scivolare nel mero esercizio di stile. La formazione si completa con Angelo Franchini al basso, entrato stabilmente nel 2023, che conferisce al gruppo una base ritmica rocciosa ma musicale. Alle sessioni hanno preso parte anche Mirco Zuffa (batteria, hammond e tastiere), oltre ai chitarristi Massimiliano Mosci e Luigi Bellanova, tutti musicisti che hanno dato un contributo importante alla definizione del sound, arricchendolo di sfumature e profondità. Se a ciò aggiungiamo la produzione impeccabile di Roberto Priori (Danger Zone, Wheels Of Fire, Raintimes), il gioco è fatto.

Come ebbi a dire a suo tempo nel mio articolo sulla scena melodic rock italiana (qui il link all’articolo), nel nostro Paese non manca certo il talento, e questo disco ne è l’ennesima e lampante dimostrazione. In un lotto di dodici canzoni, almeno sei o sette sono di livello internazionale, e se fossero state incise da un gruppo americano o scandinavo la stampa specializzata griderebbe al miracolo. Ma questa non è la sede per fare polemiche: qui si tratta di analizzare un disco che ogni amante dell’hard rock melodico e dell’AOR dovrebbe fare suo, a prescindere.

Si parte a bomba con l’opener Aimless Games, che ci propone la band come una sorta di Work Of Art vitaminizzati, con chitarra tagliente, tastiere avvolgenti, ritmica quadrata e serrata, cori e contro cori da manuale, ma che volete di più dalla vita? Altra canzone di livello assoluto è No Shelter From The Blues, che non a caso è stata scelta come singolo: qui le atmosfere si spostano verso i Journey di Trial By Fire, il tocco chitarristico alla Schon si sposa con un manto tastieristico di derivazione Toto e un ritornello potente che resta impresso, e quando dico che sono gli arrangiamenti a trasformare una buona canzone in una grande canzone, qui troverete le prove tangibili della mia affermazione. Lost And Found è un Hard Rock rovente, che si regge sul duello tra chitarra e tastiere in salsa Giant; anche l’ormai votato al Jazz Alan Pasqua sarebbe lieto di ascoltarlo, senza contare che potrebbe far impallidire i Giant attuali. Mirrorsplay, altro singolo, è un eccellente esempio di crossover tra AOR e Westcoast, cantato con grande delicatezza e passione e capace di raggiungere un climax emotivo senza mai perdere finezza, grazie anche a un assolo lungo e arioso, che rilassa l’ascoltatore e spezza il ritmo del disco, donando varietà all’ascolto. Looking For A Stranger è un eccellente esempio di Canuck Rock, con una presa immediata e melodie ariose che catturano subito l’ascoltatore, mentre la seguente Doing Time è un caldo ed appassionato blues che mi ricorda To The Cross degli Unruly Child, regalandomi un’altra goduria emotiva. Chiuderò la mia analisi dei brani con Cold Case Of Rock ‘n’ Roll, un vero e proprio omaggio al rock melodico che fonde tutti gli stilemi tipici del genere in un’apoteosi emotiva, guidata dalla carismatica presenza di Lee Small alla voce.

Spero proprio di avervi convinti a dare un ascolto approfondito a questo disco, perché tutti gli amanti della nostra musica preferita troveranno i propri appigli emotivi e sensoriali per goderselo appieno; questi ragazzi hanno assimilato questa musica come raramente mi è capitato di sentire, l’hanno fatta propria e ce la restituiscono con gioia, quindi… preparate la grana.

© 2025, Samuele Mannini. All rights reserved.

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