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Recensione

68/100

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Alpha Destroyer – Fast Lane – Recensione

30 Novembre 2025 Comment Francesco Donato

genere: Hard Rock
anno: 2025
etichetta: Necromantic Press Records

Tracklist:

1 – Straight Into the Grind
2 – Masterplan
3 – Dirt in the Ground
4 – Lobotomized
5 – Transmission
6 – Fast Lane
7 – Sweet Dreams From Oblivion
8 – Manic Messiah
9 – Conspiracy
10 – The Prophet

Formazione:

Eric Sexton Dorsett - Vocals
Martin Sweet - Guitars 
Kelly Lemieux - Bass 
Kevin Hahn - Guitar & Production 
Ryan Mcphail - Drums

 

Esordio discografico per gli Alpha Destroyer, band che possiamo considerare una sorta di supergruppo della scena sleaze moderna, comprendente tra i suoi militanti gente rodata come Martin Sweet dei Crashdiet, Kelly Lemieux dei Buckcherry ed Eric Sexton Dorsett degli Sleepless.
Questo “Fast Lane” si manifesta in un esercizio di stile che insiste su un’estetica “veloce e aggressiva” forgiata da riff potenti, continui cambi di tempo e una ricerca melodica non sempre convincente.

Parliamoci chiaro, il risultato è certamente un lavoro tecnicamente curato ma dal mio punto di vista poco coraggioso, soprattutto considerate le ottime carte del mazzo.
Dal punto di vista compositivo, la band si affida ad una formula collaudata per lo stile, che non guasterebbe se i pezzi camminassero con le proprie gambe dal punto di vista dell’appeal.
Ma la ripetizione degli stessi modelli strutturali, cuciti anche su una base vocale melodica poco incisiva dal punto di vista emotivo e di aggancio, rende il lavoro frastagliato e scivoloso.

Partenza affidata al punk mood di “Straight Into The Grind”, pezzo veloce con rallentamenti continui, in pieno terreno Crashdiet.
La successiva “Masterplan” resta allacciata al filone della band svedese di Martin Sweet, ma anche in questo caso si ha come l’impressione che manchi quel richiamo all’ascolto che di norma caratterizza i lavori targati Crashdiet.
“Dirt In The Ground” dimezza il tempo, muovendosi su un riff ossessivo quasi doom e su un’evoluzione che però non fa decollare la situazione.
Stessa impostazione segue “Transmission”, pezzo che sulle parti vocali mette le dita dentro il barattolo del grunge.
Si torna a spingere con “Lobotomized”, che parte come il pezzo più sleaze di questo lavoro, probabilmente per le reminiscenze Crashdiet, ma che cade nel ritornello. Il mio pezzo preferito è sicuramente “Manic Messiah”, brano che probabilmente avrei consigliato agli Alpha Destroyer di usare come primo singolo. La produzione è pulita pur conservando un minimo di ruvidità.

In chiusura possiamo ribadire che “Fast Lane” è un album ben suonato e che ha richiesto sicuramente un gran lavoro in fase di songwriting.
Alcuni pezzi potrebbero andare bene come b-sides dei già citati Crashdiet, ma certamente non sono tarati per ambizione e aspettative.
Il consiglio che mi sentirei di dare agli Alpha Destroyer è che alla prossima occasione sappiano essere cinici, lisergici, duri e melodici come si ci aspetterebbe da interpreti del genere.

 

 

© 2025, Francesco Donato. All rights reserved.

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