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38 Special – Milestone – Recensione

01 Novembre 2025 1 Commento Iacopo Mezzano

genere: Hard Rock / Southern Rock / Melodic Rock
anno: 2025
etichetta: 38 Special Records

Tracklist:

1. So Much So Right
2. Slightly Controversial
3. All I Haven't Said
4. The Main Thing
5. Long Long Train
6. Looking For My Life
7. Making Up For Lost Time
8. Windows Of Memories
9. The Look

Formazione:

Don Barnes: lead and backing vocals, lead and rhythm guitar, harmonica, mandolin, piano
Bobby Capps: keyboards, backing and lead vocals
Gary "Madman" Moffatt: drums, percussion
Barry Dunaway: bass, backing vocals
Jerry Riggs: lead guitar, backing vocals

 

I leggendari southern rockers statunitensi 38 Special sono tornati a sorpresa sulle scene il 19 settembre 2025 per celebrare il 50° anniversario della loro fondazione proponendo ai fans Milestone, il loro primo nuovo lavoro in studio in oltre 20 anni.

Con 36 minuti di nuova musica, composta e realizzata con il contributo di ospiti e autori come Pat Monahan (Train), Randy Bachman (Bachman Turner Overdrive, The Guess Who) e Jim Peterik (Survivor, Sammy Hagar, Lynyrd Skynyrd, Cheap Trick), Don Barnes e soci ci propongono un disco che in qualche modo rimanda ancora alla tradizione southern rock del gruppo, ma che si avvale di un sound ben più moderno e melodico delle precedenti edizioni, a tratti persino sfumato di country, e di una grinta spiccatamente hard rock che offre tutta una nuova esperienza musicale all’ascoltatore.

Gli anni sono passati, qualche accenno di vecchiaia qua e là lo si può sentire, ma la classe degli interpreti ovviamente c’è tutta, e il solo risentire la calda ugola di Barnes vale il prezzo del biglietto. Sul piano tecnico e sull’esecuzione dei musicisti ci sarebbe da scrivere un manuale per le nuove generazioni, ma quello che è altresì da dire è che però effettivamente non tutte le canzoni presentate nel disco sembrano vantare un songwriting eccellente. Per amor del cielo, mi sento lontano dal parlare di riempitivi, ma ascoltando l’interezza della tracklist anche il fan più accanito dovrà deve ammettere che tra alcune potenziali hit si nascondono almeno un paio di canzoni semplicemente nella norma.

Così, se da un lato l’opener So Much So Right ci carica di adrenalina e suona mastodontica grazie al suo corposo groove hard rock e al suo ritornello subito orecchiabile, la seguente Slightly Controversial tende a risultare più convincente per le sue strofe dinamiche, ritmate e dannatamente rock classiche, che per il suo refrain, troppo banale e tutto sommato di scarso impatto, risultando una canzone più che altro da sufficienza piena grazie anche al bel contributo vocale di Pat Monahan. Di tutt’altra pasta è invece il singolo All I Haven’t Said, vero inno alla classe di questi giganti della nostra musica, una di quelle tracce radiofoniche che riascolteresti e riascolteresti ancora all’infinito per assaporarne ogni sfumatura melodica e ogni delizia esecutiva. Da brividi.

Di impatto positivo e di grande esecuzione strumentale risultano essere poi anche The Main Thing, una traccia corale, energica e potente, che definirei perfetta per i live, e la magnifica Long Long Train, mid-tempo di classe, perfettamente arrangiata e cantata egregiamente da un Don Barnes sugli scudi nella sua capacità innata di trasmettere tonnellate di emozioni con la sua calda voce.

Divertente poi il ritmo sostenuto e il sound on the road della seguente e rockeggiante Looking For My Life, mentre Making Up For Lost Time fatica un po’ ad emergere nonostante la bella ariosità del suo buon chorus. Il finale dell’album, composto dalle leggere Windows of Memories e The Look, appare di qualità pur non riuscendo nel complesso a convincere pienamente. Nel dettaglio, la prima canzone suona come una traccia dal mood nostalgico, ben eseguita, ma con poche luci generali, mentre la seconda chiude il lotto sotto la forma di una ballad voce e chitarra acustica, lasciandoci una leggera melodia di commiato ma in fin dei conti niente di più. Peccato!

IN CONCLUSIONE

Con i suoi alti e bassi, Milestone è un prodotto ben più che degno di figurare nella gigantesca carriera dei 38 Special e nelle collezioni degli appassionati.

Valgono il prezzo del biglietto, le emozioni provate nel riascoltare le nuove composizioni di questi titani della musica southern rock statunitense, e il brivido del ritorno sulle scene di un Don Barnes sempre in stato di grazia con la sua indimenticabile voce.

© 2025, Iacopo Mezzano. All rights reserved.

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