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Babylon A. D. – When The World Stops – Recensione

22 Ottobre 2025 3 Commenti Alberto Rozza

genere: Hard Rock
anno: 2025
etichetta: Kivel

Tracklist:

When The World Stops
Come On Let’s Roll
Don’t Ask Questions
Love Is Cruel
Toxic Baby
I Don’t Believe In You
Power Of Music
Torn
The Damage Is Done
Oh Suki
Sadness Madness

Formazione:

Derek Davis – Vocals, Guitar, Keyboards
Ron Freschi – Guitar, Backing Vocals
John Mathews – Guitar
Dylan Soto – Drums – Acoustic Guitar
Craig Pepe – Bass – Backing Vocals

Ospiti:

Julie Pacheco – Piano

Contatti:

Sito: https://babylonadband.com/

Facebook: https://www.facebook.com/Babylonadband/

 

 

In uscita il nuovissimo disco dei Babylon A.D., band dalla grande tradizione, che ci porta nuovamente nel proprio universo hard rock classico.

Partiamo forte con la title track “When The World Stops”, canonica, dal ritornello facile e coinvolgente, che serve a farci tornare alla mente il classico Babylon sound. Passiamo a “Come On Let’s Roll”, molto nostalgica nel riff, che non esce dalla comfort zone dei suoni e delle tematiche del genere, così come la successiva “Don’t Ask Questions”, uno pseudo lento, molto cristallizzato e non particolarmente originale. “Love Is Cruel” è una buonissima ballata acustica, sentita e calda, a spezzare in modo molto piacevole il ritmo dell’album. Saliamo d’intensità con l’arrembante “Toxic Baby”, decisamente più convinta e convincente, dalla ritmica e dalla dinamica ben strutturata. “I Don’t Believe In You” è un buonissimo brano, trascinante e dalle atmosfere evocative, complessivamente azzeccato e gradevole. Ci facciamo coinvolgere dalla scanzonata “The Power Of Music”, un inno molto anni ‘80, da grande evento, con tanto di sottofondo di folla scatenata. Particolare e dai fraseggi inconsueti, troviamo “Torn”, una chicca interessantissima che ci capita così, tra capo e collo, lasciandoci ricordi positivi. Torniamo su orizzonti lenti e caldi con “The Damage Is Done”, con il suo intro di chitarra acustica, che ci accompagna in sottofondo per tutta la durata del brano, intenso, perfettamente legato a una trama vocale pregevolissima: la vera perla dell’album. “Oh Suki” è un pezzo strano e spezzettato ritmicamente, dove la band mette in risalto la propria tecnica e un certo eclettismo esecutivo. Gran finale affidato a Sadness Madness, brano delicato e suadente, che chiude con eleganza un disco dal duplice volto: un avvio che forse impiega qualche momento a trovare il passo giusto, ma che poi, canzone dopo canzone, cresce con naturalezza, rivelando sfumature sempre più convincenti e riuscendo a conquistare pienamente l’ascoltatore.

© 2025, Alberto Rozza. All rights reserved.

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