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Recensione

92/100

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FM – Brotherhood – Recensione

30 Agosto 2025 20 Commenti Iacopo Mezzano

genere: Melodic Rock, AOR, Blues Rock
anno: 2025
etichetta: Frontiers Music

Tracklist:

01. Do You Mean It (3.54)
02. Living On The Run (4.19)
03. Coming For You (4.11)
04. Raised On The Wrong Side (4.50)
05. Love Comes To All (3.51)
06. Just Walk Away (6.08)
07. Don’t Call It Love (5.00)
08. Time Waits For No One (4.59)
09. Because Of You (4.47)
10. Chasing Freedom (4.47)
11. The Enemy Within (5.48)

Formazione:

Steve Overland – voce, chitarra
Merv Goldsworthy – basso
Pete Jupp – batteria
Jem Davis – tastiere
Jim Kirkpatrick – chitarra

Ospiti:

Sonia Jones e Jade Morgan - cori

Contatti:

https://www.fmofficial.com/
https://x.com/FMofficial
https://www.instagram.com/fmofficialband/?hl=en
https://www.facebook.com/FMofficial

 

Una band che funziona dal vivo, è una band che funziona su disco. Un’equazione semplice, e provata, che offre immediate garanzie appena ci si avvicina all’ascolto del nuovo disco degli FM, dal titolo Brotherhood, in uscita il 5 settembre come quindicesimo tassello della loro pluridecennale carriera.

Nel loro ultimo concerto italiano al Live Club di Trezzo sull’Adda i britannici avevano infatti infiammato il palco con una prestazione di alto rilievo e di grandi emozioni. Lo stesso livello esecutivo lo possiamo immediatamente ascoltare in questo nuovo album, figlio di quel rodato rock melodico a tinte blues che è diventato il vero marchio di fabbrica del gruppo, specialmente dalla reunion in poi. Prodotto dal gruppo stesso, con la registrazione curata dal batterista Pete Jupp, il mix affidato a Jeff Knowler, e il mastering a Jim Griffiths dei Principal Audio, questo platter immerge l’ascoltatore in un sound caldo e cristallino, moderno nella sua nitidezza ma con un gusto classico nel suo groove, che lo rende ancora una volta perfetto per una registrazione come questa, a metà tra blues e melodia.

La canzone d’apertura Do You Mean It è un blues rock accattivante, corposo ed orecchiabile, oltre che una tipica opener in stile FM post-reunion. La voce senza tempo, a tratti soul, di Steve Overland trova un bel supporto nei cori delle due voci ospiti femminili Sonia Jones e Jade Morgan, e il bel ritmo frutto della oliata macchina Jupp-Goldsworthy si colora delle chitarre sempre ispirate e riconoscibilissime di Kirkpatrick, e delle tastiere calde di Jem Davis.

Di tutt’altra pasta Living On The Run, singolo ben più orientato verso il rock melodico, che strizza l’occhio alla prima fase della carriera del gruppo, e che per questo verrà certamente citata tra le preferite dei fans di vecchia data degli inglesi. Overland sale in cattedra con la sua ampia vocalità e la sua grande capacità emozionale, ripetendosi poi già nella successiva traccia melodica Coming For You, che colpisce per il suo ritornello super efficace, e per le sue coralità avvolgenti, e decisamente anni ’80s. Un classico istantaneo, anche grazie alle chitarre, in primo piano e ispiratissime.

Non si frena il momento vecchia scuola del disco neppure con Raised On The Wrong Side, un brano del bel groove e dal sound notturno, che nell’incontro tra chitarre e tastiere ricorda qualcosa del primo Bon Jovi. E la qualità non scende di una tacca nella leggerezza romantica della mid-tempo Love Comes To All, una traccia spensierata, tanto semplice quanto efficace, che apre le porte alla bellissima ballad Just Walk Away, tra le migliori produzioni recenti di questa formazione, pura gemma AOR che incorona ancora una volta Steve Overland come uno dei migliori cantanti del nostro genere. Soffusa, delicata, da brividi.

Ancora emozionanti e cariche di feeling sono poi la mid-tempo Don’t Call It Love, di cui si apprezza particolarmente il lavoro chitarristico, e Time Waits For No One, altra canzone leggera ma mai banale, fondata sulla sua bella base di tastiere, avvolgenti e spesso in primissimo piano. Molto particolare Because Of You, una canzone melodica più elaborata, ma subito orecchiabile, con un sound ricco di stili ed echi che la rende colorata e cangiante, avanzante e continua nel suo ritmo.

Alle ultime battute, più che interessanti anche Chasing Freedom e la conclusiva The Enemy Within, con la prima che suona come un brano a tratti nostalgico, arricchito da un testo molto ispirato e da un bel stile rock americano. La seconda invece chiude la produzione con una rara ricchezza compositiva, che la rende uno degli apici del disco per come sa saccentemente collocare all’interno del suo minutaggio un po’ tutti gli stili e tutte le migliori idee delle composizioni a marchio FM.

IN CONCLUSIONE

E’ ancora una volta impossibile rimanere delusi dagli FM, uno di quei pochi gruppi che, nella storia che intercorre dalla sua fondazione ad oggi, non hanno mai sbagliato un colpo. Sono sorti quando l’ora era giusta, sono andati via quando il loro tempo era suonato, e sono ritornati solo quando le loro idee erano quelle giuste. Per questo che ogni loro singola uscita discografica, e ogni loro singola nota suonata, sa regalare così tante emozioni.

Cambiano le stagioni, scorre l’età, variano nelle sfumature e talvolta pure nel loro stile, ma gli FM li trovi sempre lì, solidi come rocce, a suonare. E a raccogliere bei frutti succosi come è bello e succoso questo Brotherhood.

© 2025, Iacopo Mezzano. All rights reserved.

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