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28 Luglio 2025 14 Commenti Samuele Mannini
genere: AOR
anno: 2025
etichetta: Frontiers
Tracklist:
01. I Fly
02. Way of the World
03. Every Minute
04. Way Too Fast
05. Stay This Time
06. Crazy Life
07. Live On
08. Keep Our Love Alive
09. Unpredictable
10. Ever Leave You Lonely
Formazione:
Johnnie Dee – Voce
Derry Greham – Chitarra, tastiere e voce
Dave Betts – Batteria
Gary Lalonde – Basso
Peter Nunn – Tastiere
Dopo la loro presenza al Frontiers Rock Festival di quest’anno, era prevedibile aspettarsi l’uscita di un nuovo album degli Honeymoon Suite, appena un anno dopo il precedente Alive. Per chi, come me, è cresciuto con le sonorità patinate dell’AOR anni ’80, la musica della band canadese evoca ricordi vivissimi, fatti di melodie ampie, chorus infuocati e sogni di lunghi viaggi sulle quattro ruote. Ma il timore che l’ispirazione potesse calare aleggiava comunque nell’aria.
Con Wake Me Up When The Sun Goes Down, i veterani dell’AOR dimostrano invece di non aver perso il tocco, pur scegliendo di spingere leggermente sull’acceleratore con un suono più “rock” e deciso rispetto ai lavori precedenti. Niente rivoluzioni, intendiamoci, ma un’evoluzione naturale che mantiene intatto il cuore melodico della band.
Johnnie Dee e Derry Grehan guidano una formazione che, al netto di qualche cambio nel tempo, suona compatta e ispirata. L’album scorre via in poco più di mezz’ora, ma regala momenti di ottimo hard rock radiofonico: I Fly ha tutto, il ritornello killer, la voce potente nonché le chitarre pulite e cariche di gusto. Way of the World ha il sapore di un anthem da stadio, mentre Unpredictable sorprende con un groove quasi southern che spiazza in positivo e convince.
Tra le ballate, Way Too Fast si fa notare per le tastiere sognanti di Peter Nunn e, anche se non tocca le vette emotive dei grandi lenti del passato, resta comunque un ottimo momento di intrattenimento. Live On e Keep This Love Alive fanno il loro dovere, mentre Ever Leave You Lonely aggiunge un tocco più pop-rock alla scaletta.
Alcune criticità potrebbero essere mosse all’eccessiva standardizzazione del sound, che rischia di lasciare freddi gli ascoltatori in cerca di una sferzata di novità. Ma in fondo, questo disco è come una vecchia macchina lucidata a nuovo: non correrà come un bolide moderno, ma ti porta comunque lontano (e con stile).
Perfetto per chi ha voglia di un’estate tra le onde sonore dell’AOR più autentico.
© 2025, Samuele Mannini. All rights reserved.
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