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Recensione

87/100

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Moonsoon – East of Asteroid – Recensione

01 Maggio 2025 9 Commenti Samuele Mannini

genere: Prog. Rock
anno: 2025
etichetta: Apollon

Tracklist:

Virtual Avenue 4:08

Rays of Cosmic Embers (Part I) 2:49
Rays of Cosmic Embers (Part II) 3:25

Crack our Codes (Prologue) 1:26
Crack our Codes 4:45

The Nasty Man (Prologue) 3:38
The Nasty Man 4:06
The Nasty Man (Epic-logue) 2:02

Ones and Zeroes 5:01

East of Asteroid (Part I) 2:40
East of Asteroid (Part II) 5:17

Formazione:

Helge Nyheim: drums, lead vocals, percussion, co-composer


Daniel Hauge: synths, keys, programming, composer, producer, mixing, mastering

Ospiti:

Ian Ritchie – sax and flute
Kjetil Møster – sax
Bjarte Aasmul – guitar

Eric Campbell, Egil Hauge, Helge Haugland, Inge Rypdal, Kai Taule, Marie Moe,
Bastian Veland, Ivar Kolve, and Sharon Gaynor.

Contatti:


per ascoltare :
https://moonsoon1.bandcamp.com/track/rays-of-cosmic-embers-part-ii
https://open.spotify.com/
per acquistare:
https://moonsoon1.bandcamp.com/album/east-of-asteroid

 

Quando, spulciando tra i promo, mi imbatto in queste delizie super underground, ricordo perché ho iniziato a scrivere su questo sito: per continuare a vivere l’emozione della scoperta.

Avvolto nel più assoluto mistero, questo disco mi ha conquistato fin dalle prime note. Prima di parlarvene, vi racconto brevemente chi sono i Moonsoon, attingendo direttamente dal loro sito. Il progetto nasce dalla visione di Helge Nyheim, batterista e cantante dalla lunga carriera musicale, e di Daniel Hauge, produttore e compositore. Helge ha collaborato con numerosi artisti di generi diversi, affinando il suo stile nel corso degli anni, mentre Daniel ha contribuito alla direzione sonora della band, curando produzione, mix e mastering, oltre a lavorare con altri artisti dell’etichetta Apollon Records. Il disco vede anche la partecipazione di musicisti di grande rilievo, tra cui Ian Ritchie, sassofonista noto per il suo lavoro con Roger Waters (Pink Floyd), Kjetil Møster, figura chiave del progressive e del jazz norvegese, e Bjarte Aasmul, chitarrista il cui stile raffinato ha arricchito il sound della band.

Descrivere questo album a parole è un compito particolarmente arduo, soprattutto trattandosi di un disco prog. Se dovessi farlo, direi che mescola atmosfere alla Steven Wilson, con alcuni passaggi che evocano le suggestioni distopiche degli Echolyn, il tutto sorretto da una struttura che richiama i Pink Floyd di ‘Dark Side of the Moon’. E ora so di avervi incuriosito parecchio. Quindi, se vorrete dare un ascolto alla sognante ‘Virtual Avenue’, al viaggio sonoro di ‘Rays of Cosmic Embers’ e alla dissonante ‘Crack Our Codes’, ne rimarrete deliziati. La suite ‘The Nasty Man’ è un piccolo gioiello che mescola perfettamente certe ossessività orchestrali alla Echolyn con le atmosfere tipiche dei viaggi floydiani. ‘Ones and Zeroes’, ricca di inserti di sax, è un altro tributo ai Pink Floyd e, se la ascolterete, non farete fatica a capirne il perché. Chiude questo concept la delicata title track.

Un messaggio per chi segue le mie divagazioni prog sul sito: fatevi un favore e recuperate questo disco. A me ha illuminato, e potrebbe fare lo stesso con voi.

 

© 2025, Samuele Mannini. All rights reserved.

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