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Harem Scarem – Chasing Euphoria – Recensione

21 Aprile 2025 11 Commenti Samuele Mannini

genere: Hard Rock / Melodic Rock
anno: 2025
etichetta: Frontiers

Tracklist:

1. Chasing Euphoria
2. Better The Devil You Know
3. Slow Burn
4. Gotta Keep Your Head Up
5. World On Fire
6. Bad Way
7. Reliving History
8. A Falling Knife
9. Understand It All
10. Wasted Years

Formazione:

Harry Hess - Lead & Backing Vocals, Keyboards
Pete Lesperance - Guitars and Bass
Creighton Doane - Drums
Darren Smith - Lead and Backing Vocals

 

Un paio di premesse: un nuovo disco degli Harem Scarem è sempre un evento da celebrare. Lo è, innanzitutto, per il ruolo che la band ha avuto negli anni ’90 e 2000, quando ha rappresentato, quasi in solitaria, un baluardo del rock melodico, in un periodo in cui l’industria musicale proponeva tutt’altro. E lo è anche, e forse soprattutto, per l’incredibile qualità artistica delle loro uscite: non credo, infatti, che gli Harem Scarem siano capaci di realizzare un brutto disco, nemmeno volendolo.

Anche se questo non è certo il loro miglior lavoro in assoluto, spazza via, senza sforzo, le uscite di gruppi più o meno artificialmente resuscitati (chi ha detto Giant?) e di tante band sulla rampa di lancio. Alla voce “classe”, infatti, gli Harem Scarem temono ben pochi rivali.

Queste considerazioni servono a contestualizzare il voto, che a prima vista potrebbe non sembrare eccelso, ma che, a mio avviso, colloca correttamente l’album all’interno della loro sterminata discografia.

Veniamo alle canzoni: il disco parte davvero col botto con la title track, che rimanda ai fasti di Mood Swings, mostrando come classe e gusto per gli arrangiamenti siano ancora di una categoria superiore. La seguente ‘Better the Devil You Know’ si regge su un refrain molto accattivante, esaltando la sapienza negli inserti di chitarra, assolutamente non invadenti e mai scontati, come da tempo è marchio di fabbrica di Pete Lesperance. ‘Slow Burn’ e ‘Gotta Keep Your Head Up’, quest’ultima con Darren Smith alla voce, scorrono come un piacevole sottofondo, senza però lasciare tracce profonde. ‘World on Fire’ è il classico lento di matrice Harem Scarem: evocativo, catchy, ma assolutamente non stucchevole, con il loro inconfondibile gioco di voci, fatto di canto e controcanto. Con ‘Bad Way’ e ‘Reliving History’ si scende un po’ di tono, muovendosi su territori più scontati e già sentiti, anche se comunque gradevoli. ‘A Falling Knife’ riporta in alto la tensione con un brano molto tirato, non proprio nella tradizione degli Scarem, ma ogni tanto è anche piacevole sentirli uscire dagli schemi, e ve lo dice uno che ha adorato Voice of Reason. Mentre ‘Understand It All’ scorre via piuttosto innocuo, la chiusura con ‘Wasted Years‘ è di livello assoluto, e insieme al brano di apertura rappresenta uno dei momenti migliori del disco.

Insomma, gli Harem Scarem non deludono mai. Magari non hanno sfornato l’album dell’anno, e le canzoni sopra la (loro) media sono solo due o tre, mentre il resto del disco si crogiola un po’ nella loro classe infinita. Ma che il Signore ce li preservi a lungo, perché in ogni loro lavoro nulla è mai banale. Anche nei brani che possono sembrare più ‘scontati’, c’è sempre qualcosa che emerge con gli ascolti, perché, signori miei, questi musicisti hanno un gusto e un talento per gli arrangiamenti che riuscirebbero a far brillare anche un jingle di un banalissimo spot pubblicitario. E se non li avete mai visti dal vivo, cogliete l’occasione del Frontiers Rock Festival: sul palco, sono semplicemente immensi.

© 2025, Samuele Mannini. All rights reserved.

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