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Classico

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The Alan Parsons Project – Eye In The Sky – Classico

04 Marzo 2025 5 Commenti Samuele Mannini

genere: Pop Prog Electronic Rock......
anno: 1982
etichetta: Arista
ristampe:

Tracklist:

1 Sirius (Instrumental)
2 Eye In The Sky Lead - Vocals – Eric Woolfson
3 Children Of The Moon - Lead Vocals – David Paton
4 Gemini - Lead Vocals – Chris Rainbow
5 Silence And I - Lead Vocals – Eric Woolfson
6 You're Gonna Get Your Fingers Burned - Lead Vocals – Lenny Zakatek
7 Psychobabble - Lead Vocals – Elmer Gantry
8 Mammagamma (Instrumental)
9 Step By Step - Lead Vocals – Lenny Zakatek
10 Old And Wise - Lead Vocals – Colin Blunstone

Formazione:

Acoustic Guitar, Electric Guitar – Ian Bairnson
Bass – David Paton
Drums, Percussion – Stuart Elliot*
Keyboards – Alan Parsons, Eric Woolfson
Saxophone – Mel Collins

 

Probabilmente, per un disco del genere, dovremmo aprire la rubrica dei Super Classici, in quanto questo è un disco che travalica assolutamente ogni genere musicale ed è stato ascoltato e apprezzato dagli amanti di qualsivoglia estrazione musicale, oltre che da milioni di ‘casual listener’, in ogni più improbabile occasione, nell’arco dei suoi oltre 40 anni di vita.

Che sia o no il disco più bello a nome The Alan Parsons Project è una questione senz’altro opinabile, mentre l’unico fatto assolutamente certo è che è stato l’album più venduto, trasmesso e popolare di questo gruppo sui generis.

Era il 1975 quando due menti brillanti si incontrarono negli studi leggendari di Abbey Road. Da un lato c’era Alan Parsons, un giovane ingegnere del suono che aveva già avuto il merito di lavorare su un capolavoro come “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd. Un uomo abituato a stare dietro le quinte, ma con un grande sogno: quello di dar vita a un progetto che andasse oltre la semplice ingegneria del suono. Dall’altro, c’era Eric Woolfson, un cantautore e manager che aveva già esperienze nell’industria musicale. A differenza di Parsons, Woolfson voleva essere al centro della scena, con una visione artistica chiara, ma sentiva che qualcosa gli mancava per raggiungere il suo obiettivo. Fu così che i due si trovarono a condividere la stessa ambizione: quella di creare qualcosa di nuovo, di fuori dal comune. Non volevano fondare una band tradizionale, ma un ‘progetto’ musicale che unisse talenti diversi per ogni album, con tematiche profonde e ricercate. E così nacque The Alan Parsons Project.

Mentre i primi album erano più votati al progressive rock, sia come stile che ambientazioni tematiche, “Tales of Mystery and Imagination”, fu un viaggio affascinante attraverso l’opera di Edgar Allan Poe, un concept album che mescolava rock progressivo e atmosfere sinfoniche, mentre per esempio “I Robot“, si ispirava alla celebre saga fantascientifica di Asimov, in “Eye In The Sky” si prova a distaccarsi da un concept predefinito lasciando sullo sfondo una vaga tematica Orwelliana, ma affrontando l’opera come un insieme di canzoni a se stanti.

L’album fonde elementi del progressive con le sofisticate atmosfere art pop, dove pennellate rock si uniscono ad elementi tipici della musica elettronica, che al tempo cominciava ad essere in gran voga, tutto naturalmente poggiato su una qualità del suono impeccabile. I sintetizzatori e le programmazioni di Parsons creano ambientazioni suggestive e dettagliatissime, senza mai risultare eccessivi. Gli arrangiamenti orchestrali di Andrew Powell contribuiscono ad arricchire ulteriormente il suono, tanto è vero che nel 2019, per la sua edizione del 35º anniversario, ha ricevuto un Grammy Award nella categoria Surround Sound-Best Immersive Audio Album.

Potrebbe sembrare persino assurdo dover scrivere di un album del genere, ma tutte le volte che la puntina si posa su quei solchi, non posso fare a meno di pensare che questo disco debba essere presente sulla rubrica del nostro sito.

Con perle del calibro di “Sirius” e “Eye in the Sky”, dove la strumentale funge da introduzione sinfonica all’album, mentre l’emblematica title track esplora il tema della sorveglianza, con possibili interpretazioni che spaziano dalle telecamere di sicurezza nei casinò (cosa che dette a Woolfson l’idea per il titolo) alla visione onnisciente di un amante o addirittura di un governo. “Children of the Moon”, pezzo più pop/rock con influenze progressive, arricchito dagli arrangiamenti orchestrali di Andrew Powell. “Silence and I”, brano più orientato al prog dell’album: si apre e si chiude come una ballata, ma nella parte centrale offre una energica sequenza orchestrale. “Mammagamma” dove si vira su uno strumentale etereo, suonato quasi interamente con tastiere programmate al computer, richiamando lo stile di artisti di musica elettronica come Vangelis o Tangerine Dream. Infine, la conclusiva e soave “Old and Wise” crea un’atmosfera melanconica, dove la voce di Colin Blunstone e il solo di sassofono di Mel Collins aggiungono enorme profondità emotiva all’ascolto.

Insomma, un disco che non può assolutamente mancare in ogni bacheca di un amante della musica degno di questo titolo. In tutte le sue versioni ed edizioni, uscite in tutti i formati possibili, offre una produzione e un dettaglio sonoro unici, ponendosi come riferimento assoluto e facendo impallidire miseramente le cose che, ahimè, siamo costretti ad ascoltare al giorno d’oggi. Universale.

© 2025, Samuele Mannini. All rights reserved.

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