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Avatarium – Between You, God, The Devil And The Dead – Recensione

07 Marzo 2025 2 Commenti Giorgio Barbieri

genere: Doom hard rock
anno: 2025
etichetta: AFM Records

Tracklist:

01 – Long black waves
02 – I see you better in the dark
03 – My hair is on fire (But I’ll take your hand)
04 – Lovers give a kingdom to each other
05 – Being with the dead
06 – Until forever and again
07 – Notes from the undeground
08 – Between you, God, the devil and the dead

Formazione:

Jennie-Ann Smith: Lead vocals
Marcus Jidell: Lead guitars, backing vocals, Piano, Cello, Additional keyboards
Mats Rydström: Bass
Andreas Johansson: Drums, Percussions

Ospiti:

Rickard Nilsson: Keyboards, Organ

Contatti:

https://www.facebook.com/avatariumofficial
https://www.instagram.com/avatariumofficial/
https://twitter.com/_avatarium
https://www.youtube.com/avatariumofficial

 

Avevamo già sviscerato gli Avatarium al momento dell’uscita di “Death, where is your sting?” (QUI la Recensione) a fine 2022, ora dopo una gestazione di diciotto e a distanza di ventisette mesi, ecco arrivare “Between you, God, the devil and the dead” e già dalla copertina si intuisce un riavvicinamento al doom che aveva caratterizzato le prime uscite degli svedesi, quando ancora avevano in line up il mastermind dei Candlemass, Leif Edling, ma non abbiate paura voi che sguazzate nel dolce, zuccheroso hard melodico, qui c’è classe, ispirazione, pathos e senso della melodia a profusione e la cosa è possibile grazie alla sempre più salda coesione fra i coniugi Jennie-Ann Smith e Marcus Jidell, copia sia nella vita, che nella band, di cui scrivono praticamente tutto, i testi sono opera della bella cantante, che ancora una volta esplora l’animo umano con metafore e sentimenti profondi con un trasporto che in poche hanno, mentre le musiche sono appannaggio del chitarrista (e non solo) che ricama ancora di più, se fosse possibile, rispetto all’album precedente, frutto di una composizione elaborata attuata al pianoforte e riportata poi sui diversi strumenti, arrangiando poi il tutto con maestria e dovizia di particolari.

Siamo quindi di fronte ad un “Death, where is your sting?” seconda puntata? In parte, diciamo che la base è quella, con la ricercatezza dei particolari, l’attenzione per i dettagli e la non convenzionalità a farla da padrone, ma rispetto al mostruosamente affascinante predecessore, c’è quel fisiologico istinto sulfureo, che da un alone di tenebra il quale solo in parte dirada, a cominciare dall’incalzante mid tempo di “Long black waves” dove, attenzione, assistiamo alla prima delle otto prove fantastiche alla voce per Jennie-Ann, una che è come il vino buono e migliora di anno in anno, la sua interpretazione sia qui che in tutte le altre sette tracce del disco è il valore aggiunto, ditemi voi se c’è in questo momento, se escludiamo la dea Anneke Van Giersbergen, una frontwoman così ispirata, e che si lascia trasportare in tal modo, capace di emozionare e far “vivere” le proprie canzoni, anche nella successiva e quasi radio friendly “I see you better in the dark” la bionda svedese riesce a trasportare un mood quasi scanzonato, in barba al titolo così minaccioso. La cosa prosegue con la doppietta delle meraviglie “My hair is on fire (But I’ll take your hand)” e “Lovers give a kingdom yo each other”, qualcosa che a parole è difficile spiegare, il pathos raggiunto da queste due tracce è enorme, le atmosfere cupe, ma sognanti, che danno sempre una speranza, sono qualcosa che solo gli Avatarium in questo momento riescono a sublimare e poco conta se la successiva “Being with the dead” parte con un riffone a-la Candlemass, Jennie e soci riescono a trasformarla in apertura melodica settantiana con naturalezza.

Tutto rose e fiori quindi? No, “Until forever and again” è costituita della stessa pasta, ma un po’ ridondante, come se Marcus e consorte non riuscissero a venire a capo di un ginepraio nel quale si sono infilati e lo strumentale “Notes from the underground” non aggiunge nulla al contesto, ma da il là al buon Marcus al suo solismo di gusto, seppur Malmsteeniano, ma sono dettagli, la chiusura è affidata alla title track, qualcosa di magnificamente emozionante, una ballad pianistica solo in parte squarciata dalla chitarra e tanto per cambiare, interpretata sontuosamente da Jennie, che ci trasporta in turbine di sensazioni intense, sublimate da un finale magniloquente!

C’è poco altro da aggiungere, se non che qui siamo di fronte ad una band superiore, capace di combinare melodia e robustezza senza essere scontata e zuccherosa, e quando un’entità del genere lascia l’ascoltatore senza parole, mentre (brutto vizio il nostro) cerchiamo di accostarla a qualcosa già sentito o già proposto anche in altri ambiti, beh, ci sarebbe solo da fare una cosa, supportarla in ogni modo, per far sì che la musica che amiamo non muoia o perlomeno non cada in quell’oblio nella quale, purtroppo, sembra destinata, gli Avatarium ci danno l’ennesimo mezzo per scongiurare questo triste destino, sta a noi cogliere l’occasione.

© 2025, Giorgio Barbieri. All rights reserved.

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