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05 Luglio 2026 1 Commento Denis Abello
Testi e Foto / Words & Photos: DENIS ABELLO
ITA: Cosa dovrebbe essere il Frontiers Rock Festival? Lo dice quella parola nel nome, “Festival” che solitamente si associa a “Musica”, ma, perché qui c’è un MA che pesa come una macigno… ma, qualcosa è andato ben oltre, e la Musica in questo incredibile evento è diventato un Motore che pulsa energia verso quel qualcosa che in questo mondo viene sempre più spesso a mancare… il rapporto Umano.
Così il Frontiers Rock Fetival diventa il traino verso una riscoperta del contatto Emotivo e Fisico con il supporto di uno dei più potenti carburanti esistenti… la Musica.
In tre giorni si ritrovano vecchie Amicizie, se ne instaurano di nuove e soprattutto si condividono Storie (non solo legate alla musica), Situazioni, Incontri, Passione e Suggestioni.
Lo capisci e lo percepisci nei sorrisi e negli occhi della gente (… e alle volte nelle lacrime), assaporando l’Energia di chi in questo Festival continua a credere (Grazie Frontiers Music e tutte le persone che lo rendono possibile), nella continua carica che chi ha l’Onore di salire sul palco del LIve Music Club riesce a trasmettere… o al contrario chiede al pubblico quando le cose sembrano non andare come dovrebbero (… e il concerto dei Giant è qualcosa di Unico e per una volta vale veramente la pena dire… Io c’ero!) e lo capisci e lo percepisci in quella sorta di Colore e Magia che sembra abbracciare tutto e tutti dentro le mura del Live Club.
Questo il nostro Report completo delle Band salite sul palco per questa Splendida Ottava Edizione!
ENG: What should the Frontiers Rock Festival be? That very word in its name says it all: “Festival”, something that is usually associated with “Music”, but… there’s a BUT here that carries a lot of weight… because something has gone far beyond that, and at this incredible event Music has become the driving force behind something that seems to be increasingly missing in today’s world… Human Connection.
So the Frontiers Rock Festival becomes the catalyst for rediscovering emotional and physical connection, powered by one of the most powerful fuels in existence… Music. Over the course of three days, old friendships are rekindled, new ones are born and, above all, people share Stories (not just about music), Experiences, Encounters, Passion and Emotions.
You realise it and you feel it in people’s smiles (…and sometimes in their tears), by experiencing the Energy of those who continue to believe in this Festival (thank you, Frontiers Music, and everyone who makes it possible), in the constant energy that those who have the honour of stepping onto the stage of the Live Music Club are able to pass on… or, on the contrary, ask back from the audience when things don’t seem to be going as they should (…and the Giant concert was something truly Unique, and for once it’s absolutely worth saying… “I was there!”), and you realise it and you feel it in that unique sense of Colour and Magic that seems to embrace everyone inside the walls of the Live Music Club.
This is our complete report on every band that took to the stage during this Wonderful Eighth Edition of the Frontiers Rock Festival!
STREETLIGHT
ITA: Per la prima giornata di questa ottava edizione del Frontiers Rock Festival diciamo che buona parte del pubblico era qui per i GIANT… ma… io ero qui anche per loro… gli Streetlight ed il loro AOR made in Jonkoping, Svezia!
Aprire un festival di questo livello non è mai semplice, e gli Streetlight si presentano sul palco con un outfit da puri Nerd dell’AOR, come a dire “Chissenefrega di come ci vestiamo, noi siam qui per portarvi del sano e vecchio AOR ma in stile 2026!
Obiettivo centrato e la band si porta a casa a parer mio una gran bella esibizione! “Hit the Ground” e “Straight To Video” servono immediatamente a scaldare il pubblico mentre “Long Distance Runner” e “Fly With Eagles” evidenziano la capacità del gruppo di costruire melodie efficaci. La chiusura affidata a “Captured in the Night” lascia quel gusto di “tutto bello e riuscito” in bocca e conferma come gli Streetlight possano rappresentare una delle realtà più interessanti della nuova generazione melodic rock. Da risentire sicuramente con un maggior minutaggio sul palco perché di pezzi validi questi ne hanno già a caterva con soli due album sulle spalle! Bravi!
ENG: On the opening day of this eighth edition of the Frontiers Rock Festival, it’s fair to say that a good part of the crowd was here for Giant… but… I was also here for them… Streetlight and their AOR straight out of Jönköping, Sweden!
Opening a festival of this calibre is never easy, and Streetlight walked onto the stage looking like the ultimate AOR nerds, almost as if to say, “Who cares what we’re wearing? We’re here to bring you some good old-fashioned AOR… 2026 style!”
Mission accomplished.
In my opinion, the band delivered a fantastic performance. “Hit the Ground” and “Straight to Video” immediately got the crowd warmed up, while “Long Distance Runner” and “Fly With Eagles” highlighted the band’s ability to write memorable melodies. Closing with “Captured in the Night” left everyone with that satisfying feeling that everything had simply gone right, confirming that Streetlight could well become one of the most exciting bands of the new melodic rock generation.
I’d definitely like to hear them again with a longer set, because with only two albums under their belt they’ve already built up an impressive catalogue of great songs!
Well done!
Setlist
Hit the Ground
Straight To Video
Sleep Walk
Long Distance Runner
Chutes and Ladders
Fly With Eagles
Captured in the Night
SHIRAZ LANE
ITA: Dopo gli Streetlight è tempo per gli Shiraz Lane di dimostrare di essere ormai una realtà bella e consolidata. Avevo lasciato i finlandesi casinisti, grezzi (troppo grezzi?) e roboanti in quel del primo Frontiers Rock Festival. A distanza di 10 anni salgono sul palco con sicurezza e regalano uno show esplosivo, capace di fondere hard rock, glam e attitudine moderna. Gli Shiraz Lane sono ormi cresciuti e perdono la loro fanciullezza a favore di un solito background costriuto negli anni che gli permette di mettere in scena un gran bello spettacolo.
“Plastic Heart” e “Stone Cold Lover” partono subito a mille, mentre “Dangerous” e “Harder to Breathe” mettono in mostra tutta la personalità della band. Il frontman Hannes Kett si conferma uno dei performer carismatico, più moderato ed equilibrato rispetto allo scapestrato ragazzotto degli esordi. La sorpresa arriva nel finale con una riuscitissima interpretazione di “To the Moon & Back” dei Savage Garden, riletta in chiave rock senza tradirne l’anima originale.
ENG: After Streetlight, it was time for Shiraz Lane to prove that they’re no longer just an up-and-coming band, but an established force.
The last time I saw these Finns was at the very first Frontiers Rock Festival, where they were loud, raw (perhaps a little too raw?) and gloriously over the top. Ten years later, they stepped onto the stage full of confidence and delivered an explosive show that blended hard rock, glam and a modern attitude.
Shiraz Lane have clearly grown up. They’ve left behind the recklessness of their early days and replaced it with the experience they’ve gained over the years, allowing them to put on a truly impressive show.
“Plastic Heart” and “Stone Cold Lover” exploded out of the blocks, while “Dangerous” and “Harder to Breathe” showcased the band’s personality. Frontman Hannes Kett once again proved himself to be a charismatic performer, although much more composed and balanced than the wild young kid I remembered from the early days.
The surprise came right at the end with a brilliant rock version of Savage Garden’s “To the Moon & Back”, reinterpreted without ever losing the soul of the original.
Setlist
Plastic Heart
Stone Cold Lover
Broken Into Pieces
Tidal Wave
Live a Little More
Dangerous
Harder to Breathe
To the Moon & Back (Savage Garden)
DAN BYRNE
ITA: Uno dei nomi che più aspettavo al varco, e a lui andava il non facile compito di sostituire la defezionaria Robin Beck. Dan Byrne arriva al Ftrontiers con un album nuovo nuovo in uscita e qualche singolo che fa ben sperare… nient’altro, o meglio qualcos’altro c’è, la sua Voce. Infatti dal vivo impressiona immediatamente per qualità vocale e anche per una presenza scenica degna di nota e da artista navigato.
“Saviour” è una partenza perfetta e mette subito in evidenza una voce potente ma sempre controllata. “She’s the Devil” e “Praise Hell” alzano ulteriormente il livello dell’adrenalina, mentre “Sentimental” mostra il lato più emotivo del cantante britannico.
Personalmente è stato un bel battesimo per il giovane britannico in suolo italiano. Aver inoltre avuto la possibilità di incontrarlo durante il festival ha confermato l’impressione che trasmette anche sul palco: un artista di talento ma soprattutto una persona estremamente disponibile, umile e genuina. Qualità che oggi non sono affatto scontate.
La chiusura con “Death of Me” chiude un bel spettacolo. Se questo è soltanto l’inizio della sua carriera solista, il futuro appare decisamente promettente.
ENG: One of the artists I was looking forward to the most, and the man entrusted with the not-so-easy task of replacing Robin Beck.
Dan Byrne arrived at Frontiers with a brand-new album about to be released and just a handful of singles that hinted at great potential… not much else.
Well… there was something else.
His voice.
From the very first song, he impressed with outstanding vocal quality and a stage presence worthy of a far more experienced performer.
“Saviour” was the perfect opener, immediately showcasing a powerful yet always controlled voice. “She’s the Devil” and “Praise Hell” raised the intensity even further, while “Sentimental” revealed the more emotional side of the young British singer.
Personally, I think this was a wonderful baptism on Italian soil. Having had the opportunity to meet him during the festival only confirmed the impression he gives on stage: a talented artist, but above all an incredibly approachable, humble and genuine person.
Qualities that are anything but common these days.
Closing with “Death of Me”, he wrapped up a really enjoyable performance. If this is only the beginning of his solo career, then the future certainly looks very promising.
Setlist
Saviour
Like Animals
She’s the Devil
Praise Hell
Sentimental
Easier
Hard to Breathe
Death of Me
CREYE
ITA: I Creye rappresentano perfettamente la nuova scuola scandinava del melodic rock. Eleganti, tecnicamente impeccabili e dotati di una produzione sonora praticamente perfetta.
Eppure qui arrivano con la marcia tirata e forse il cantante non in perfetta forma. Capita, ma il loro mi pare l’esibizione meno riuscita di questa tre giorni di festival. Dispiace perché insieme agli Streetlight erano un’altra band che aspettavo di vedere con impazienza.
Va detto comunque che brani come “Face to Face”, “Different State of Mind” e “Carry On” mostrano tutta la qualità del loro songwriting. “Weightless” e “Miracle” vengono accolte calorosamente dal pubblico, mentre “Left in Silence” chiude portando comunque a casa una sufficienza stringata. Peccato!
ENG: Creye perfectly represent the new Scandinavian school of melodic rock.
Elegant, technically flawless and backed by an almost perfect production.
And yet they arrived here with the handbrake still on… perhaps with a singer who wasn’t in top form. It happens, but unfortunately this ended up being, in my opinion, the least convincing performance of the entire three-day festival.
A real shame, because together with Streetlight they were one of the bands I had been most looking forward to seeing.
That said, songs like “Face to Face”, “Different State of Mind” and “Carry On” once again highlighted the quality of their songwriting. “Weightless” and “Miracle” were warmly received by the crowd, while “Left in Silence” brought the set to a close, earning them a pass mark… but only just.
A pity!
Setlist
Something Missing
Face to Face
Bad Romance
Different State of Mind
Carry On
Only You
Rust
Weightless
Miracle
Left in Silence
RUSS BALLARD
ITA: A questo punto il festival entra nella sua fase “storica”. Russ Ballard non ha bisogno di presentazioni. Stiamo parlando di uno degli autori più importanti della storia del rock melodico.
Ogni canzone è un pezzo di storia. “Voices”, “The Fire Still Burns” e soprattutto “Since You Been Gone” scatenano inevitabilmente il pubblico. Quando arrivano “Liar” e “God Gave Rock and Roll to You” si ha la sensazione di assistere a una vera lezione di songwriting.
L’età avanza per tutti, ma a 80 anni suonati il nostro Russ seppur con qualche limite vocale porta a casa in maniera strepitosa il suo spettacolo dimostrando che il carisma e la classe restano intatti.
Per chi era presente penso resterà il ricordo di aver visto una di quelle esibizioni che difficilmente di potranno replicare! Grande Russ!!!
ENG: At this point the festival entered its “historic” phase. Russ Ballard needs no introduction.
We’re talking about one of the greatest songwriters in the history of melodic rock. Every song is a piece of history. “Voices”, “The Fire Still Burns” and, above all, “Since You Been Gone” inevitably set the crowd alight. When “Liar” and “God Gave Rock and Roll to You” arrived, it genuinely felt like watching a masterclass in songwriting.
Time catches up with everyone, but at over eighty years old our Russ, despite a few understandable vocal limitations, still managed to deliver a wonderful performance, proving that charisma and class never grow old. Everyone who was there will remember having witnessed one of those performances that are almost impossible to experience again.
Thank you, Russ!
Setlist
I Can’t Hear You No More
In the Night
Two Silhouettes
Playing With Fire
Dream On
A Woman Like You
Liar
Your Time Is Gonna Come
Voices
The Fire Still Burns
Since You Been Gone
God Gave Rock and Roll to You
GIANT
ITA: Per molti presenti, uno dei motivi principali del viaggio a Trezzo. I Giant rappresentano una vera istituzione del melodic rock per chi ama questo genere. Questa doveva essere una reunion con Dann Huff, David Huff e Mike Brignardello… ma… David Huff non arriverà mai in Italia sembra a causa di un problema di passaporto e MIke Brignardello finirà direttamente al pronto soccorso pochi minuti prima di salire sul palco a causa di una rovinosa caduta… e a questo punto che si fa???
Questa domanda sembra sia girata come un macino per qualche minuto nel backstage con la reale possibilità che il concerto saltasse… ma poi il Miracolo. Dann Huff accompagnato da Mario De Riso della Frontiers si preserta sul palco e una volta spiegata al pubblico la situazione propone l’unica soluzione possibile per salvare la serata… suonare senza bassista e con l’aiuto del pubblico…
… un boato in sala fa capire la scelta del pubblico e da qui quello che doveva essere già di per se qualcosa di spettacolare come la “reunion dei Giant” si trasforma in, ed è veramente il caso di dirlo, un Evento Epocale e che chi ha avuto la fortuna di vederlo può andare per una volta veramente fiero di dire “Io c’ero!”.
Dann Huff da inizio alla magia sorretto da un frontman veramente eccezionale come Bryan Cole e il resto della band sopperisce in maniera incredibile alla mancanza del basso e gli Applausi vanno soprattutto al tastierista che si è dimostrato un mostro di bravura nel giostrare con i tasti d’avorio la dove si sarebbe sentita di più la mancanza, Grandioso!
L’inizio con “Shake Me Up” e “Thunder and Lightning” mette subito le cose in chiaro. La band è comuqnue in grande forma e il repertorio continua a essere semplicemente straordinario. “Stay”, “Chained” e “I’ll See You in My Dreams” vengono accolte come autentici inni con tutto il pubblico che fa da grande cassa di risonanza per il tripudio di note che la band sta buttando giù dal palco.
Resta il tempo di emozionarsi per l’esecuzione di “Waiting on a Whisper”, brano di Dann Huff che aggiunge ulteriore profondità a una scaletta già ricchissima. Il finale con “Time to Burn” è semplicemente perfetto. Concerto UNICO.
ENG: For many of those in attendance, this was one of the main reasons for making the trip to Trezzo. Giant are a true institution for anyone who loves melodic rock. This was supposed to be a reunion featuring Dann Huff, David Huff and Mike Brignardello… but… David Huff never made it to Italy, apparently because of passport issues, and Mike Brignardello ended up in the emergency room just minutes before the show after taking a nasty fall… So… what do you do?
That question must have been going round and round backstage for several long minutes, with the very real possibility that the concert would be cancelled…
Then… the Miracle. Dann Huff walked onto the stage alongside Mario De Riso from Frontiers and, after explaining the situation to the audience, offered the only possible solution to save the evening… …play without a bass player and with the help of the crowd…
The roar that erupted inside the venue made it immediately clear what the audience wanted, and from that moment on, what was already expected to be something special—the Giant reunion—became something even bigger. It became, and this really is the only way to describe it… An Historic Event.
Anyone lucky enough to witness it can, for once, proudly say… “I was there!” Dann Huff began weaving his magic, supported by the outstanding Bryan Cole, who proved to be an exceptional frontman, while the rest of the band somehow managed to overcome the absence of a bass player in an almost unbelievable way.
Special applause has to go to the keyboard player, who was simply phenomenal in filling the space where the missing bass would have been most noticeable.
Magnificent. Opening with “Shake Me Up” and “Thunder and Lightning” immediately set the tone. The band was in tremendous form and their catalogue remains nothing short of extraordinary.
“Stay”, “Chained” and “I’ll See You in My Dreams” were welcomed like true anthems, with the audience becoming one huge choir, amplifying every note the band threw from the stage.
There was still time to be deeply moved by “Waiting on a Whisper”, Dann Huff’s beautiful solo song, which added yet another emotional layer to an already incredible set.
The closing “Time to Burn” was simply perfect. A UNIQUE concert.
Setlist
Shake Me Up
Thunder and Lightning
I Can’t Get Close Enough
Stay
No Way Out
Chained
Don’t Leave Me in Love
Hold Back the Night
It Takes Two
I’ll See You in My Dreams
Can’t Let Go
Waiting on a Whisper
I’m a Believer
Innocent Days
Time to Burn
STARSHIP
ITA: Dopo ciò che hanno fatto i GIANT e con il pubblico che per buona parte si sente come se “fosse stato sul palco” Mickey Thomas e i suoi Starship hanno una sola missione, rimettere il pubblico al loro posto, fargli riprendere fiato e regalargli un Concerto Grandioso come si meritano dopo aver “salvato” la situazione non i Giant.
Gli Starship fanno queste tre cose assolutamente in sequenza e con la maestria dei Grandi Artisti che la Golden Era ci ha regalato.
Fin dalle prime note di “Jane” il pubblico viene trasportato in un viaggio attraverso decenni di storia del rock americano. “Sara” e “Nothing’s Gonna Stop Us Now” sono momenti di pura magia collettiva, mentre il blocco dedicato ai classici Jefferson Airplane con “White Rabbit” e “Somebody to Love” rappresenta uno dei punti più alti dell’intera serata.
Naturalmente è “We Built This City” a provocare il boato più forte della giornata. Un brano che, piaccia o meno, è ormai parte integrante della storia della musica rock.
L’encore con “Find Your Way Back” chiude nel migliore dei modi una prima giornata da incorniciare.
ENG: After what Giant had just achieved, and with much of the audience feeling as though they had somehow been part of that unforgettable performance, Mickey Thomas and his Starship had only one mission… Bring everyone back down to earth…
Let them catch their breath…
And give them the great concert they deserved after helping Giant save the night. Starship accomplished all three.
And they did it with the effortless class that only artists from the Golden Era of rock seem to possess. From the very first notes of “Jane”, the audience was taken on a journey through decades of American rock history. “Sara” and “Nothing’s Gonna Stop Us Now” became moments of pure shared emotion, while the section dedicated to the Jefferson Airplane classics, with “White Rabbit” and “Somebody to Love”, was undoubtedly one of the highlights of the entire evening.
Naturally, it was “We Built This City” that produced the loudest roar of the day. Love it or hate it, it has become part of rock history.
The encore, “Find Your Way Back”, brought the curtain down on a first day that couldn’t really have ended in a better way.
Setlist
Layin’ It on the Line
Jane
Sara
Wild Again
Nothing’s Gonna Stop Us Now
Set the Night to Music
White Rabbit
Somebody to Love
Fooled Around and Fell in Love
Stranger
It’s Not Enough
We Built This City
DEGREED
ITA: I Degreed rappresentano una delle realtà più solide del melodic rock moderno e anche in acustico dimostrano tutta la propria maturità artistica.
“Tomorrow” apre lo showcase con grande intensità, mentre “The Rambler” evidenzia sfumature che nella versione elettrica passano quasi inosservate. Il contesto raccolto permette di apprezzare maggiormente il lavoro vocale e la sensibilità interpretativa della band.
“This Is Love” diventa uno dei momenti più partecipati dell’intero showcase, grazie a una melodia che funziona perfettamente anche in una veste minimale. La conclusiva “Arms of Misery” chiude il set con un’atmosfera più introspettiva e lascia con la sensazione di aver assistito a qualcosa di intenso, emotivo e speciale.
È proprio in situazioni come questa che si capisce quanto i Degreed abbiano saputo evolversi negli anni, trasformandosi da promettente band scandinava a una bella realtà della scena europea.
ENG: Degreed represent one of the strongest bands in today’s melodic rock scene, and even in an acoustic setting they once again proved just how much they have matured as musicians.
“Tomorrow” opened the showcase with great intensity, while “The Rambler” revealed nuances that almost go unnoticed in the electric version. The intimate atmosphere allowed the audience to appreciate the band’s vocal work and their sensitivity as performers even more.
“This Is Love” became one of the highlights of the entire showcase thanks to a melody that works perfectly even in its most stripped-back form. The closing “Arms of Misery” brought the set to an end with a more introspective atmosphere, leaving everyone with the feeling that they had witnessed something intense, emotional and truly special.
It’s in moments like these that you realise just how much Degreed have evolved over the years, growing from a promising Scandinavian band into one of the finest melodic rock acts on the European scene.
Setlist
Tomorrow
The Rambler
This Is Love
Arms of Misery
MICHAEL SWEET
ITA: L’arrivo di Michael Sweet cambia immediatamente il clima della sala. Stiamo parlando di una vera icona dell’hard rock melodico e la sua presenza genera un entusiasmo palpabile.
L’apertura con “All For One” mette subito in evidenza una voce che, nonostante il passare degli anni, continua a mantenere una qualità impressionante. Il vero gioiello dello showcase arriva però con “Amanda”, immortale classico dei Boston interpretato con grande rispetto e sensibilità e dedicato alla moglie presente tra il pubblico.
“I’m Not Your Suicide” rappresenta il momento più personale dell’esibizione, mentre la conclusione affidata a “Soldiers Under Command” scatena inevitabilmente l’entusiasmo dei fan degli Stryper, creando ulteriore attesa per la loro esibizione prevista nella giornata successiva.
Michael Sweet dimostra ancora una volta di essere molto più di un semplice cantante metal: con la sua voce che si ama o si odia è comunque un interprete completo, capace di emozionare anche in contesti estremamente essenziali… e soprattutto in questa sua ennesima venuta al Frontiers Rock Festival (gli Stryper hanno già presenziato a due edizioni) dimostra di essere una forma smagliante!
ENG: The moment Michael Sweet walked into the room, the atmosphere changed immediately. We’re talking about a true icon of melodic hard rock, and his presence alone generated a genuine sense of excitement.
Opening with “All For One”, he immediately reminded everyone that, despite the passing of the years, his voice continues to be remarkably powerful. The real gem of the showcase, however, was his heartfelt rendition of Boston’s immortal classic “Amanda”, performed with great respect and sensitivity and dedicated to his wife, who was there in the audience.
“I’m Not Your Suicide” became the most personal moment of the performance, while “Soldiers Under Command” inevitably fired up the Stryper fans, building even more anticipation for the band’s electric show the following day.
Michael Sweet proved once again that he is much more than simply a metal singer. Love his voice or hate it, he remains a complete performer, capable of moving an audience even in the simplest of settings… and, above all, this latest appearance at the Frontiers Rock Festival (Stryper have already played two previous editions) confirmed that he is still in outstanding form.
Setlist
All For One (Stryper)
Amanda (Boston)
I’m Not Your Suicide
Soldiers Under Command (Stryper)
GIANT
ITA: Dopo lo Spettacolo ed il mezzo Miracolo della sera precedente i GIANT possono fare quello che vogliono… e loro lo fanno, e così risultano semplicemente Fantastici. In versione acustica emergono ancora di più la qualità delle composizioni e la straordinaria forza melodica del repertorio della band.
“I Can’t Get Close Enough” e “Stay” mostrano tutta la loro eleganza, ma è soprattutto “I’ll See You in My Dreams” a regalare il primo colpo al cuore della giornata… Dann Huff in stato di Grazia e ancora una volta il bravo Bryan Cole stupisce reggendo il palco con eleganza e sicurezza. Inoltre senza la potenza dell’arrangiamento originale, la canzone mette completamente a nudo la propria anima e ricorda a tutti perché sia diventata uno dei classici assoluti del melodic rock.
La chiusura con “Shake Me Up” porta un pizzico di energia in più e strappa sorrisi e applausi a una platea completamente conquistata. Quello che colpisce maggiormente è la naturalezza con cui queste canzoni funzionano anche prive della loro veste elettrica. Segno inequivocabile della qualità del songwriting.
ENG: After the Show… and the half Miracle of the previous evening, Giant could have done just about anything… and they did. The result was simply Fantastic.
In an acoustic setting, the quality of their songwriting and the extraordinary melodic strength of their catalogue became even more evident.
“I Can’t Get Close Enough” and “Stay” showcased all their elegance, but it was “I’ll See You in My Dreams” that delivered the first real emotional blow of the day… Dann Huff was in a state of grace and, once again, Bryan Cole impressed by handling the stage with confidence and class. Without the power of the original arrangement, the song completely laid its soul bare and reminded everyone why it has become one of the all-time classics of melodic rock.
Closing with “Shake Me Up” added one final burst of energy and earned smiles and applause from an audience that had been completely won over. What impressed me the most was just how naturally these songs worked even without their electric arrangements.
Setlist
I Can’t Get Close Enough
Stay
I’ll See You in My Dreams
Shake Me Up
FIGHTER V
ITA: I Fighter V hanno il compito di aprire la seconda giornata e lo fanno con una dose di energia ed una grezzaggine impressionante. La formazione svizzera porta sul palco un hard rock diretto, melodico e profondamente influenzato dagli anni Ottanta e lo fa in un modo “caciarone” che non può non renderli adorabili.
“Raging Heartbeat” e “Victory” accendono il pubblico, mentre “Heart of the Young” e “Eye to Eye” mostrano comunque la buona qualità del songwriting della band. La chiusura con “Radio Tokyo” lascia un’ottima impressione e conferma quanto il gruppo stia crescendo rapidamente all’interno della scena europea.
Si vede che si divertono sul palco e questo loro modo di fare lo trovo assolutamente contagioso e direi che fa ben presa sul pubblico già ampiamente presente (come d’altronde per la prima giornata) già dalle prime fasi del Festival.
Una partenza ottima per una giornata destinata a salire continuamente di livello.
ENG: Fighter V had the task of opening the festival’s second day, and they did it with an incredible amount of energy and raw attitude. The Swiss band brought straightforward, melodic hard rock to the stage, deeply influenced by the Eighties, delivering it with such a loud, carefree spirit that it was impossible not to like them.
“Raging Heartbeat” and “Victory” immediately got the crowd going, while “Heart of the Young” and “Eye to Eye” demonstrated the solid quality of the band’s songwriting. Closing with “Radio Tokyo”, they left a very positive impression and confirmed just how quickly they’re growing within the European rock scene.
You could tell they were genuinely enjoying themselves on stage, and I found that enthusiasm absolutely contagious. Judging by the audience—which, just like on the opening day, had already gathered in impressive numbers from the very beginning—it clearly worked.
A great way to kick off a day that would only continue to get better.
Setlist
Raging Heartbeat
Victory
Speed Demon
Miracle Heart
Deja Vu
Heart of the Young
Eye to Eye
Radio Tokyo
HELL IN THE CLUB
ITA: Quando sul palco salgono gli Hell In The Club, l’atmosfera cambia completamente. L’hard rock casinista dei Fighter V lascia spazio a una miscela esplosiva di energia, teatralità e puro divertimento.
Prima volta che li vedo con la nuova frontwomen Tezzy a prendere il posto del bravissimo Dave “Danma” Moras. Bastano poche note per capire il livello pazzesco raggiunto da questa band che in assoluto rappresenta una delle migliori realtà hard rock italiane. Gli Hell in the Club hanno tutto, a partire da una grande formazione con TEzzy letteralmente nata per stare sul palco, un bassista figaccione (Andy) che insieme a quel tritasassi di Marco Lazzarini alla batteria (non proprio un novellino) portano in scena una delle più belle sezioni ritmiche del Festival e chiudiamo con il “ragioniere” Picco alla chitarra, l’Anima “seria” della band che infila riff con precisione chirurgica a dimostrazione ancora una volta dei Talenti alla 6 corde che abbiamo qui in Italia. In più i nostri, come dimostreranno snocciolando la scaletta, dalla loro hanno una serie di pezzi da “live” stratosferici… “Shadow of the Monster” e “We Are on Fire” sono autentiche scariche di adrenalina, mentre “Robert the Doll” e “Sidonie” aggiungono quella componente narrativa e teatrale che da sempre caratterizza il gruppo.
“Magnetars” e “Devil on My Shoulder” funzionano alla grande dal vivo e confermano l’eccellente stato di forma della band. Quando poi la bella voce di Tezzy intona le note del nuovo brano The Ocean chiudono il giro mostrando come anche sui pezzi più lenti ed intensi la band possa dire la sua… interpretazione intensa e sentita per, a parer mio, uno dei pezzi più belli usciti da questo 2026.
Una prestazione inoltre che vedendo il pubblico conquista anche chi magari non conosceva approfonditamente il loro repertorio. Tra i Top della giornata, bravi davvero!
ENG: The moment Hell In The Club walked onto the stage, the atmosphere changed completely. Fighter V’s loud-and-proud hard rock gave way to an explosive mix of energy, theatricality and pure fun.
This was my first time seeing the band with their new frontwoman, Tezzy, taking over from the excellent Dave “Damna” Moras. It only took a few songs to realise the incredible level this band has now reached. Without question, Hell In The Club represent one of the very best hard rock bands Italy has to offer.
They have everything.
Starting with Tezzy, who looks like she was simply born to be on a stage; then Andy on bass, whose charisma, together with the powerhouse that is Marco Lazzarini behind the drums (certainly no newcomer), creates one of the strongest rhythm sections of the entire festival. Finally there’s Picco on guitar, the band’s “serious” soul, delivering razor-sharp riffs with surgical precision and proving once again just how many outstanding guitar players we have here in Italy.
And then there are the songs…
As they demonstrated throughout the set, Hell In The Club have an incredible catalogue of songs made for the live stage.
“Shadow of the Monster” and “We Are on Fire” were pure adrenaline, while “Robert the Doll” and “Sidonie” added that theatrical and storytelling element that has always been part of the band’s identity.
“Magnetars” and “Devil on My Shoulder” sounded fantastic live and confirmed the band’s outstanding form. Then Tezzy’s beautiful voice introduced the new song “The Ocean”, proving that the band is just as convincing with slower, more emotional material… a heartfelt performance of what is, in my opinion, one of the finest songs released in 2026.
Watching the audience’s reaction, it was obvious that this performance also won over many people who weren’t particularly familiar with the band’s catalogue.
One of the highlights of the day.
Setlist
Shadow of the Monster
We Are on Fire
Robert the Doll
Sidonie
The Ocean
Rock Down This Place
Magnetars
Devil on My Shoulder
The Kid
ATLANTIC
ITA: Tra tutte le band del cartellone, probabilmente gli Atlantic rappresentano una delle sorprese più piacevoli del festival… ma purtroppo penalizzati da alcuni problemi tecnici che ne hanno “tagliato” la scaletta.
Il loro melodic rock elegante e raffinato si adatta perfettamente al contesto Frontiers. “Without Love” e “Missing You” evidenziano una scrittura estremamente curata, mentre “What Hurts the Most” riesce a creare uno dei momenti più emotivi del pomeriggio.
Molto apprezzata anche la rilettura di “Whole Lot of Love”, proposta con personalità e senza cadere nel semplice esercizio di stile.
Una performance che meriterebbe sicuramente maggiore visibilità all’interno della scena internazionale e soprattutto ci aspettiamo la “conclusione” della setlist visto che si è perso molto di quel gioiello che è Power, tra cui Power Over Me che penso tutti i loro fans si aspettassero di sentire.
ENG: Of all the bands on this year’s bill, Atlantic were probably one of the festival’s biggest surprises… unfortunately held back by a few technical problems that forced them to cut their set short.
Their elegant and refined melodic rock fits the Frontiers atmosphere perfectly. “Without Love” and “Missing You” highlighted some beautifully crafted songwriting, while “What Hurts the Most” created one of the afternoon’s most emotional moments.
Their version of “Whole Lot of Love” was also very well received, delivered with plenty of personality and without ever feeling like a simple copy of the original.
This is definitely a band that deserves much greater exposure on the international scene, and hopefully next time we’ll finally get to hear the complete setlist, because we missed a good part of the outstanding *Power* material… including “Power Over Me”, which I’m sure many fans were hoping to hear.
Setlist
Can’t Hold On
Without Love
Missing You
Nothing to Lose
What Hurts the Most
Whole Lot of Love
Never Enough
DEGREED
ITA: Non ci sono più dubbi che i Deegred sono ormai un signor gruppo. Li seguo dall’inizio e vederli dal vivo, lo ammetto, è stata fonte di grande godimento, soprattutto dopo la già ottima impressione fatta in acustico.
La band svedese sale sul palco con sicurezza assoluta e offre probabilmente uno degli show più completi dell’intero festival. “Curtain Calls” e “Holding on to Yesterday” partono subito fortissimo, mentre “This Is Love” viene accolta come un autentico inno.
“Lost Generation”, “Tomorrow” e “Believe” dimostrano quanto il gruppo abbia saputo evolvere il proprio sound mantenendo sempre intatta la propria identità.
La sensazione è quella di assistere a una band ormai pronta per il salto definitivo verso la prima fascia del melodic rock mondiale forti anche di un cantante di prim’ordine come Robin Eriksson.
ENG: By now there’s no doubt about it… Degreed have become one hell of a band.
I’ve followed them since the very beginning and, I have to admit, finally seeing them live was a real pleasure, especially after the excellent impression they had already made during the acoustic showcase.
The Swedish band took to the stage full of confidence and delivered what was probably one of the strongest performances of the entire festival. “Curtain Calls” and “Holding on to Yesterday” got things off to a flying start, while “This Is Love” was welcomed like a true anthem.
“Lost Generation”, “Tomorrow” and “Believe” showed just how much the band has evolved while always remaining true to its own identity.
The feeling was that of watching a band now ready to make the definitive leap into the top tier of the international melodic rock scene, helped in no small part by a first-class vocalist like Robin Eriksson.
Setlist
Curtain Calls
Holding on to Yesterday
Shakedown
This Is Love
If It Wasn’t for Me
Lost Generation
Tomorrow
One Helluva Ride
Believe
The Scam
HEAVENS EDGE
ITA: Se la Frontiers e anche il Frontiers Rock Festival hanno un merito particolare, è quello di aver riportato sotto i riflettori band che meritavano molto più successo di quello ottenuto negli anni Novanta.
Gli Heavens Edge rappresentano uno di questi esempi.
Dal primo riff di “Play Dirty” fino alla conclusiva “Find Another Way”, la band americana offre una lezione di hard rock melodico fatta di esperienza, passione e grande classe e chissenefrega se forse la Voce ogni tanto perde un po’ di potenza e sicurezza.
“Rock Steady”, “Daddy’s Little Girl” e “When the Lights Go Down” vengono accolte con entusiasmo da un pubblico che sembra apprezzare il repertorio e la scaletta messa giù della band.
Particolarmente interessante l’inserimento della nuova “Let’s Go” e il debutto live di “What’s He’s Got”, due segnali che dimostrano come il gruppo non abbia alcuna intenzione di vivere esclusivamente di nostalgia.
Una bella sorpresa all’interno della manifestazione.
ENG: If Frontiers Records—and the Frontiers Rock Festival itself—deserve special credit for one thing, it’s for bringing back into the spotlight bands that deserved far more success than they achieved back in the Nineties.
Heavens Edge are one of those bands.
From the opening riff of “Play Dirty” to the closing notes of “Find Another Way”, the American band delivered a lesson in melodic hard rock built on experience, passion and pure class… and who cares if the voice occasionally isn’t quite as powerful or confident as it once was.
“Rock Steady”, “Daddy’s Little Girl” and “When the Lights Go Down” were warmly welcomed by a crowd that clearly appreciated both the band’s catalogue and the setlist they had put together.
Particularly interesting was the inclusion of the new song “Let’s Go” and the live debut of “What’s He’s Got”, two clear signs that the band has absolutely no intention of living on nostalgia alone.
A really pleasant surprise during the festival.
Setlist
Intro
Play Dirty
Rock Steady
Had Enough
Daddy’s Little Girl
Let’s Go
Gone, Gone, Gone
When the Lights Go Down
9 Lives (My Immortal Life)
What Could’ve Been
What’s He’s Got
Skin to Skin
Find Another Way
H.E.A.T.
ITA: Quando arrivano gli H.E.A.T. il livello energetico del festival raggiunge probabilmente il suo punto più alto. Sicura sorpresa di questo Festival non fosse altro che non sono attualmente sotto contratto con Frontiers e quindi potenzialmente aprono ad ulteriori sorprese per le prossime edizioni
Passando invece al sodo, la band svedese si conferma una delle migliori live band attualmente in circolazione. Kenny Leckremo è semplicemente incontenibile. Corre, salta, interagisce continuamente con il pubblico e canta in maniera impressionante dall’inizio alla fine.
“Disaster”, “Dangerous Ground” e “Hollywood” per quanto magari non le ultra Top song che gli H.E.A.T. hanno incanna su disco risultano invece devastanti dal vivo. “Rise” e “Nationwide” trasformano il Live Club in una gigantesca festa rock, mentre “Back to the Rhythm” scatena un coro collettivo impressionante.
La fusione tra “Beg Beg Beg” e “War Pigs” rappresenta uno dei momenti più spettacolari dell’intero festival.
Ancora una volta gli H.E.A.T. dimostrano perché siano considerati gli eredi più credibili della tradizione melodic hard rock europea.
Se si dovesse assegnare il premio per la performance più energica del festival, probabilmente vincerebbero loro.
ENG: When H.E.A.T. hit the stage, the festival’s energy level probably reached its highest point. One of the biggest surprises of this year’s festival, if only because they are no longer signed to Frontiers, which hopefully leaves the door open for even more surprises in future editions.
Getting down to business, the Swedish band once again confirmed that they are one of the very best live acts around today. Kenny Leckremo is simply unstoppable. He runs, jumps, constantly interacts with the audience and somehow manages to sing brilliantly from beginning to end.
“Disaster”, “Dangerous Ground” and “Hollywood” may not even be the band’s biggest songs on record, but live they become absolutely devastating. “Rise” and “Nationwide” turned the Live Club into one huge rock party, while “Back to the Rhythm” sparked one of the loudest singalongs of the entire festival.
The “Beg Beg Beg” / “War Pigs” combination was undoubtedly one of the most spectacular moments of the whole weekend.
Once again, H.E.A.T. proved why they are considered by many to be the most credible heirs to the great tradition of European melodic hard rock.
If there had been an award for the most energetic performance of the festival… they would almost certainly have won it.
Setlist
Disaster
Rock Your Body
Dangerous Ground
Hollywood
Rise
Nationwide
Redefined
Cry
Beg Beg Beg / War Pigs
Back to the Rhythm
Running to You
Living on the Run
One by One
NIGHT RANGER
ITA: Dopo l’uragano H.E.A.T., serviva una band con enorme carisma per mantenere alto il livello emotivo della serata. I Night Ranger non soltanto ci riescono, ma regalano uno dei concerti più emozionanti dell’intero weekend.
“(You Can Still) Rock in America” apre le danze in maniera perfetta e il pubblico canta fin dalle prime battute. Da lì in avanti è una continua successione di classici.
“Four in the Morning”, “Seven Wishes”, “Sing Me Away” e “Sentimental Street” ricordano a tutti perché questa band sia considerata una delle più importanti della storia dell’AOR americano.
Il blocco dedicato ai Damn Yankees con “Coming of Age”, “Come Again” e soprattutto “High Enough” rappresenta uno dei momenti più emozionanti dell’intera serata spargendo lacrime a profusione (comprese le mie) tra i presenti.
Poi arrivano “When You Close Your Eyes”, “Sister Christian” e “Don’t Tell Me You Love Me”.
Tre capolavori.
Tre canzoni che da sole valgono il prezzo del biglietto ed eseguite magistralmente dalla band. Su Sister Christian il pubblico canta ogni singola parola trasformando il Live Club in un gigantesco karaoke collettivo.
È il finale perfetto per una giornata semplicemente straordinaria.
ENG: After the hurricane that was H.E.A.T., it took a band with enormous charisma to keep the emotional level of the evening so high. Night Ranger not only managed to do it… they delivered one of the most emotional concerts of the entire weekend.
“(You Can Still) Rock in America” opened the show perfectly, with the audience singing along from the very first notes. From there on it became one classic after another.
“Four in the Morning”, “Seven Wishes”, “Sing Me Away” and “Sentimental Street” reminded everyone why this band is considered one of the most important names in the history of American AOR.
The section dedicated to the Damn Yankees years, with “Coming of Age”, “Come Again” and, above all, “High Enough”, became one of the most emotional moments of the entire evening, with tears flowing freely throughout the crowd… mine included.
Then came “When You Close Your Eyes”, “Sister Christian” and “Don’t Tell Me You Love Me”.
Three masterpieces.
Three songs that, on their own, were worth the price of admission, performed brilliantly by the band. During “Sister Christian”, the entire Live Club sang every single word, turning the venue into one giant karaoke… in the very best sense of the term.
The perfect ending to a simply extraordinary day.
Setlist
(You Can Still) Rock in America
Four in the Morning
Seven Wishes
Sing Me Away
Coming of Age
Sentimental Street
The Secret of My Success
Rumours in the Air
High Road
Night Ranger
Come Again
High Enough
Goodbye
When You Close Your Eyes
Sister Christian
Don’t Tell Me You Love Me
CASSIDY PARIS
ITA: Cassidy Paris, dopo la partecipazione dello scorso anno, torna al Festival in veste di conduttrice e per una esibizione in veste acustica. Giovane, talentuosa e dotata di una presenza scenica naturale, anche in un contesto acustico riesce a catturare immediatamente l’attenzione, soprattutto presentandosi sul palco in tenuta “da caccia grossa” con completo leopardato. Risultato, qualche peacemaker saltato qua e la tra il pubblico non proprio giovanissimo!
Lo showcase si apre con “Stronger”, brano che mette subito in evidenza la sicurezza della cantante australiana. La successiva “Love Has Taken Its Toll”, omaggio ai Saraya, aggiunge una piacevole sfumatura nostalgica.
“Danger” rappresenta probabilmente il momento migliore dell’intera esibizione. Privata della produzione elettrica, la canzone mostra una buona solidità compositiva e conferma il potenziale della giovane artista.
La chiusura con “Watch the Fire” dei W.E.T. viene accolta da un caloroso applauso e lascia la sensazione che Cassidy abbia davanti a sé un futuro promettente.
ENG: After last year’s appearance, Cassidy Paris returned to the Festival this time as host and for an acoustic performance. Young, talented and blessed with a natural stage presence, she immediately managed to capture everyone’s attention, helped in no small part by walking on stage dressed head-to-toe in leopard print… let’s just say a few pacemakers probably skipped a beat among an audience that wasn’t exactly made up of teenagers anymore!
The showcase opened with “Stronger”, immediately highlighting the confidence of the young Australian singer. The following “Love Has Taken Its Toll”, a tribute to Saraya, added a welcome touch of nostalgia.
“Danger” was probably the highlight of the performance. Stripped of its electric production, the song revealed the strength of its songwriting and once again confirmed the potential of this young artist.
Closing with W.E.T.’s “Watch the Fire”, Cassidy received a warm round of applause and left the stage with the feeling that a very promising future lies ahead of her.
Setlist
Stronger (Wicked Smile)
Love Has Taken Its Toll (Saraya)
Danger
Watch the Fire (W.E.T.)
JOHN CORABI
ITA: Non importa che si tratti di un concerto elettrico davanti a migliaia di persone o di uno showcase acustico per poche decine di fan, John Corabi ammalia in ogni caso. Corabi possiede quel raro talento che permette di trasformare ogni esibizione in una conversazione tra amici.
Tra aneddoti, battute e racconti personali, il cantante americano costruisce uno showcase che va ben oltre la semplice esecuzione delle canzoni.
“If I Never Get to Say Goodbye” e “Good to be Back Here Again” mostrano il suo lato più intimo, mentre “Father, Mother, Son” riporta inevitabilmente alla memoria l’epoca dei The Scream.
Il momento che scatena maggiormente il pubblico arriva con “Hooligan’s Holiday”. Ascoltare uno dei brani del periodo Mötley Crüe in una veste così essenziale rappresenta un privilegio per tutti i presenti.
La conclusiva “When I Was Young” chiude un’esibizione intensa, sincera e profondamente umana. Corabi conferma ancora una volta di essere uno dei migliori storyteller del rock americano con il plus di una Voce stratosferica.
ENG: It doesn’t matter whether he’s playing an electric show in front of thousands of people or an acoustic showcase for just a few dozen fans… John Corabi manages to captivate his audience every single time.
Corabi possesses that rare gift of turning every performance into what feels like a conversation among friends.
Between stories, jokes and personal memories, the American singer built a showcase that became much more than simply playing songs.
“If I Never Get to Say Goodbye” and “Good to Be Back Here Again” revealed his more intimate side, while “Father, Mother, Son” inevitably brought back memories of his days with The Scream.
The biggest reaction from the audience came with “Hooligan’s Holiday”. Hearing one of the songs from his Mötley Crüe years performed in such a stripped-down setting was a real privilege for everyone in the room.
The closing “When I Was Young” brought an intense, heartfelt and deeply human performance to an end. Once again, Corabi confirmed that he is one of the greatest storytellers in American rock… with the added bonus of having an absolutely incredible voice.
Setlist
If I Never Get to Say Goodbye
Good to be Back Here Again
Father, Mother, Son
Hooligan’s Holiday
When I Was Young
NELSON
ITA: Se si vuole descrivere lo spettacolo in acustico dei Nelson, allora si può dire “melodica armonia”.
Matthew e Gunnar Nelson portano sul palco una quantità impressionante di melodie vocali, trasformando ogni brano in un viaggio attraverso una delle pagine più romantiche e raffinate dell’AOR americano.
“After the Rain” viene accolta come un vecchio amico ritrovato, mentre “More Than Ever” conferma quanto il repertorio della band sia invecchiato magnificamente.
Particolarmente interessante la proposta di “A Thousand Wild Horses”, che mostra una sfumatura diversa rispetto ai classici più conosciuti.
Naturalmente il momento più atteso arriva con “(Can’t Live Without Your) Love and Affection”. Fin dalle prime note il pubblico accompagna il duo in un gigantesco coro collettivo che rappresenta uno dei momenti più emozionanti dell’intera esperienza VIP.
Una conclusione perfetta per una mattinata ricca di emozioni.
ENG: If I had to describe Nelson’s acoustic show in just two words, they would be…
Melodic Harmony.
Matthew and Gunnar Nelson brought an incredible wealth of vocal harmonies to the stage, turning every song into a journey through one of the most romantic and elegant chapters of American AOR.
“After the Rain” was welcomed like an old friend, while “More Than Ever” proved just how beautifully the band’s catalogue has stood the test of time.
Particularly interesting was “A Thousand Wild Horses”, which offered a different side of the band’s songwriting compared to their best-known classics.
Naturally, everyone was waiting for “(Can’t Live Without Your) Love and Affection”. From the very first notes, the audience joined in, creating one huge singalong that became one of the most emotional moments of the entire VIP experience.
The perfect ending to a morning filled with unforgettable emotions.
Setlist
After the Rain
More Than Ever
A Thousand Wild Horses
(Can’t Live Without Your) Love and Affection
IT’SALIE
ITA: Gli IT’sALIE hanno il compito di rompere il ghiaccio per l’apertura “ufficiale” del terzo giorno… e lo fanno con grande personalità.
La band Italiana propone un hard rock energico e moderno che trova dal vivo nella voce di Giorgia Colleluori un punto di forza assoluto. “Death Road” e “Living in the City” mettono subito in evidenza una formazione compatta e preparata, mentre la cover di “One Way to Rock” di Sammy Hagar viene accolta con entusiasmo dal pubblico già nuovamente ben presente davanti al palco.
“Fire” chiude una prestazione convincente che conferma come il gruppo abbia tutte le carte in regola per ritagliarsi uno spazio valido all’interno della scena europea. Bravi ragazzi, una scoperta!
ENG: IT’sALIE had the task of breaking the ice for the “official” opening of the third and final day… and they did it with plenty of personality.
The Italian band delivered energetic, modern hard rock, with Giorgia Colleluori’s voice proving to be one of their greatest strengths. “Death Road” and “Living in the City” immediately showed just how tight and well-prepared the band is, while their cover of Sammy Hagar’s “One Way to Rock” was warmly welcomed by an audience that, once again, had already gathered in impressive numbers in front of the stage.
“Fire” brought a convincing performance to a close, confirming that the band has everything it takes to carve out a solid place within the European rock scene.
Well done, guys… a great discovery!
Setlist
Death Road
Living in the City
Waiting for the Rain
Believers of Leaders
One Way to Rock
Gates of Faith
Fire
TRANSATLANTIC RADIO
ITA: Altro giro, altra sorpresa. I Transatlantic Radio, oltre che una formazione della “Madonna” per dirlo in termini tecnici, portano sul palco un AOR elegante e raffinato che richiama immediatamente le grandi produzioni americane degli anni Ottanta.
La scelta di inserire “Arms of a Stranger” dei Signal rappresenta un autentico regalo per gli appassionati più attenti, mentre “City Of Angels” chiude un set breve ma estremamente efficace.
Bravi sul palco, con ottimi pezzi ed una bella presenza! Una di quelle band che meritano sicuramente ulteriori ascolti una volta tornati a casa.
ENG: Another band… another surprise.
Transatlantic Radio, besides featuring what can only be described in technical terms as an absolutely unbelievable line-up, brought an elegant and refined brand of AOR to the stage that immediately recalled the great American productions of the Eighties.
Including Signal’s “Arms of a Stranger” in the setlist was a real gift for the more devoted melodic rock fans, while “City of Angels” closed a short but extremely effective performance.
Great musicians, great songs and a great stage presence!
One of those bands that makes you want to go home and immediately start listening to their albums.
Setlist
The Good Times
Wide Awake
All For You
Arms of a Stranger
That’s What You Get (For Falling in Love)
City Of Angels
SMOKING SNAKES
ITA: Quando salgono sul palco gli Smoking Snakes la prima impressione è… di avere davanti i figli dei W.A.S.P. La band attacca a suonare e ne abbiamo la certezza, questi sono i figli dei W.A.S.P.! Dopo i Transatlantic Radio il loro sleaze riporta un bel po’ di gente nel fango del rock’n roll più sleaze e stradaiolo!
Gli Smoking Snakes, provenienza Svezia salgono sul palco con un entusiasmo contagioso e trasformano il Live Club in una festa incasinata.
“Excited”, “Run for Your Life” e “Pleasure & Pain” funzionano dal vivo, mentre “Rocking to the Morning Light” rappresenta la perfetta sintesi della filosofia della band: divertimento, melodie e tanta voglia di suonare.
Minutaggio a loro disposizione ben gestito per uno concerto che definirei spensierato e da ascoltare con una birra in mano (ogni tanto alzata al cielo!)… e ci voleva!
ENG: The first thought that crossed my mind when Smoking Snakes walked onto the stage was…
“They look like the sons of W.A.S.P.” Then they started playing… And I was sure of it!
After the elegant AOR of Transatlantic Radio, their sleazy rock dragged everyone straight back into the dirty, streetwise side of rock ‘n’ roll. Hailing from Sweden, Smoking Snakes took to the stage full of contagious enthusiasm and quickly turned the Live Club into one big party.
“Excited”, “Run for Your Life” and “Pleasure & Pain” worked brilliantly live, while “Rocking to the Morning Light” perfectly summed up the band’s philosophy: fun, melodies and an endless desire to play rock ‘n’ roll.
They made excellent use of the time available, delivering the kind of carefree concert that’s best enjoyed with a beer in your hand (…raised high in the air every now and then!).
And honestly… that’s exactly what we needed.
Setlist
Angels Calling
Excited
Sole Survivors
Run for Your Life
Broken Heart
Pleasure & Pain
There Is No Tomorrow
Rocking to the Morning Light
CONFESS
ITA: I Confess rappresentano probabilmente la proposta più particolare dell’intera giornata. e lo ammetto, band che conoscevo veramente poco!
Il loro sound si colloca in equilibrio tra hard rock e heavy metal melodico, offrendo una gradita variazione rispetto alle sonorità più AOR che dominano gran parte del festival.
Molto interessante la scelta di chiudere con “What’s Love Got to Do With It”, originariamente incisa da Tina Turner e reinterpretata in maniera originale e convincente.
Una prestazione solida che contribuisce ad aumentare ulteriormente la varietà del cartellone.
ENG: Confess were probably the most unusual band of the entire day… and I have to admit, I barely knew them beforehand.
Their sound sits somewhere between hard rock and melodic heavy metal, offering a welcome change from the more AOR-oriented bands that dominated much of the festival.
A particularly interesting moment came with their closing version of Tina Turner’s “What’s Love Got to Do With It”, reinterpreted in a fresh and convincing way.
A solid performance that added even more variety to an already excellent line-up.
Setlist
Malleus
Metalmorphosis
The Warriors
Strange Kind of Affection
Haunting You
Wicked Temptations
What’s Love Got to Do With It
JOHN CORABI
ITA: Quando sale sul palco John Corabi cambia completamente la percezione del concerto e come già successo per la “versione acustica” non si assiste semplicemente a un’esibizione, ma a una storia raccontata attraverso la musica.
Tra aneddoti, battute e continui dialoghi con il pubblico, Corabi costruisce uno show profondamente umano e autentico.
“Do Your Own Thing” e “When I Was Young” mostrano il lato più personale del suo repertorio, mentre “Hooligan’s Holiday” scatena inevitabilmente l’entusiasmo generale.
La conclusiva “Man in the Moon” rappresenta uno dei momenti più emozionanti dell’intera giornata.
Corabi non ha bisogno di effetti speciali. Gli bastano una voce straordinaria, grandi canzoni e un carisma fuori dal comune.
ENG: The moment John Corabi stepped onto the stage, the entire feeling of the concert changed. Just as had happened during the acoustic showcase, this wasn’t simply another live performance…
It was a story told through music.
Between anecdotes, jokes and constant interaction with the audience, Corabi built a show that felt deeply human and completely genuine.
“Do Your Own Thing” and “When I Was Young” showcased the more personal side of his catalogue, while “Hooligan’s Holiday” inevitably fired up the crowd.
The closing “Man in the Moon” became one of the most emotional moments of the entire day.
John Corabi doesn’t need special effects.
A phenomenal voice… Great songs… And extraordinary charisma.
That’s more than enough.
Setlist
New Day
That Memory
I’m Gonna Ride
One More Shot
Do Your Own Thing
When I Was Young
1969
Hooligan’s Holiday
Midnight Moses
Man in the Moon
NELSON
ITA: I Nelson rappresentano probabilmente l’essenza stessa dell’AOR americano, e dopo un acustico magistrale lo dimostrano ancor di più in versione elettrica! Matthew e Gunnar salgono sul palco accolti da un affetto enorme e ripagano il pubblico con uno show ricco di melodie, armonie vocali e grandi canzoni.
“More Than Ever”, “After the Rain” e soprattutto “(Can’t Live Without Your) Love and Affection” trasformano il Live Club in un gigantesco coro e l’effetto, lo ammetto, è travolgente e da brividi.
Le armonizzazioni vocali dei fratelli Nelson restano qualcosa di semplicemente straordinario e il pubblico dimostra di apprezzare ogni singolo minuto della loro esibizione.
Non serve aggiungere altro, chi era li presente può dire di aver visto i NELSON dal vivo! Uno dei concerti più emozionanti dell’intero festival.
ENG: After an outstanding acoustic showcase earlier in the day, Nelson proved once again in their electric set that they truly embody the very essence of American AOR.
Matthew and Gunnar Nelson walked onto the stage to an incredibly warm welcome and rewarded the audience with a show filled with melodies, stunning vocal harmonies and great songs.
“More Than Ever”, “After the Rain” and, above all, “(Can’t Live Without Your) Love and Affection” turned the Live Club into one huge choir and, I have to admit, the effect was overwhelming… pure goosebumps.
The vocal harmonies between the Nelson brothers remain something truly extraordinary, and the audience clearly appreciated every single minute of their performance.
There’s really nothing more to add…
Anyone who was there can proudly say they saw NELSON live!
One of the most emotional concerts of the entire festival.
Setlist
Fill You Up
(It’s Just) Desire
More Than Ever
Two Heads Are Better Than One
To Get Back to You
I Can Hardly Wait
How Can I Miss You
After the Rain
Everywhere I Go
Steam Roller
(Can’t Live Without Your) Love and Affection
STRYPER
ITA: Chiudere un festival è sempre una responsabilità enorme e gli Stryper a questo giro la affrontano da autentiche leggende. Di tutte le volte che li ho visti dal vivo (e non sono pochissime) sicuramente questa è la volta in cui mi hanno convinto e coinvolto di più, merito anche di un Micheal Sweet veramente in gran spolvero ed una band finalmente in forma smagliante!
Fin dalle prime note di “Abyss” e “Sing-Along Song” appare evidente che la band è in uno stato di forma impressionante. Michael Sweet con quel suo modo di cantare che si Odia o si Ama continua a essere comuqnue uno dei migliori cantanti dell’intero panorama hard rock mondiale e lo dimostra per tutta la durata dello show.
“Calling on You”, “Free”, “Loud ‘n’ Clear” e “More Than a Man” vengono accolte come veri e propri inni generazionali.
L’inserimento di “Breaking the Law” rappresenta una piacevole sorpresa, ma il cuore del concerto resta inevitabilmente legato ai grandi classici della band.
Quando arrivano “Soldiers Under Command” e soprattutto “To Hell With the Devil”, il pubblico esplode letteralmente.
È il finale perfetto.
È il momento in cui tutti capiscono che il Frontiers Rock Festival VIII sta per chiudere i battenti… ed è impossibile non provare un pizzico di malinconia.
ENG: Closing a festival is always a huge responsibility, and this time Stryper embraced it like the true legends they are.
Of all the times I’ve seen them live (and there have been quite a few), I can honestly say this is the performance that convinced me and moved me the most. Part of the credit goes to a Michael Sweet in absolutely sensational form, but the whole band looked stronger and tighter than ever.
From the very first notes of “Abyss” and “Sing-Along Song”, it was obvious that the band had arrived in outstanding shape. Michael Sweet, with that unmistakable voice that people either love or hate, once again proved that he remains one of the finest singers in the entire hard rock world, and he demonstrated it throughout the whole show.
“Calling on You”, “Free”, “Loud ‘n’ Clear” and “More Than a Man” were welcomed like true anthems by a crowd that sang every word. The inclusion of “Breaking the Law” was a very pleasant surprise, but the heart of the concert inevitably belonged to the band’s own classics.
When “Soldiers Under Command” and, above all, “To Hell With the Devil” arrived, the audience absolutely exploded.The perfect ending.
The moment when everyone realised that Frontiers Rock Festival VIII was about to come to an end… …and it was impossible not to feel just a little bit emotional.
Setlist
Abyss
Sing-Along Song
Calling on You
Free
Loud ‘n’ Clear
The Rock That Makes Me Roll
Sorry
Breaking the Law
No More Hell to Pay
All for One
More Than a Man
Divider
Always There for You
When We Were Kings
The Valley
Soldiers Under Command
To Hell With the Devil
ITA: … dopo tre giorni intensi di musica, 27 esibizioni live tra elettriche e acustiche, dopo abbracci, risate, lacrime… dopo che la stanchezza inizia veramente a farsi sentire… il resident Dj del Frontiers Rock Festival (il mitico Mario “Tio” Tiozzo”) a fine Festival mentre solitamente tutti se ne vanno piazza una I Want To Know What Love Is dei Foreigner e tutta la gente è li sotto al palco a cantare e ballare in un unico coro come se il Frontiers Rock Festival non dovesse mai finire… Devo aggiungere altro? 😉
ENG: …after three intense days of music, 27 live performances between electric and acoustic sets, after hugs, laughter and tears… after the tiredness really starts to kick in… the Frontiers Rock Festival’s resident DJ (the legendary Mario “Tio” Tiozzo) closes the Festival in the most unexpected way. Just when everyone would normally be heading home, he plays Foreigner’s “I Want to Know What Love Is”… and suddenly everyone is still there, gathered in front of the stage, singing and dancing together as one, as if the Frontiers Rock Festival was never supposed to end… Do I really need to add anything else?
29 Marzo 2026 0 Commenti Denis Abello
Il 13 marzo 2026, i Mindfeels e i Soul Seller si sono esibiti insieme all’Australian Pub Ned Kelly di Vigliano Biellese in occasione di una festa congiunta per la presentazione dei loro nuovi album. L’evento ha visto la presentazione dei brani estratti dai loro nuovi album. I Mindfeels hanno presentato il loro album “2WO” (qui la recensione) e i Soul Seller hanno presentato “Fight Against Time” (qui la recensione).
Di Seguito il Foto Report completo:
SOUL SELLER
MINDFEELS
21 Ottobre 2025 0 Commenti Paolo Paganini
E’ una calda serata di ottobre quella che ci accoglie a Milano per la tappa italiana del Welcome To The Future Tour degli svedesi H.E.A.T. Arrivo all’Alcatraz nel tardo pomeriggio perdendo gran parte dell’esibizione dei due gruppi di apertura. Intercetto solamente gli ultimi brani dei tedeschi Formosa fautori di un buon hard rock di matrice tipicamente teutonica con evidenti rimandi a Scorpions e Bonfire ma che nonostante l’impegno fatica a fare breccia tra il pubblico. Conclusa la loro esibizione alle 21 in punto le luci si spengono nuovamente per dare spazio ai nostri beniamini. Al centro del palco campeggia il grande occhio presente sia al sulla copertina dell’ultimo album che nei video promozionali dei singoli estratti. Sulle note di Disaster il nutrito pubblico accorso si esalta grazie ad un Leckremo in forma strepitosa e sempre più capitano di una band che sta raccogliendo sempre più consenso in tutto il mondo. La scaletta pressoché perfetta ripercorre tutta la discografia del gruppo dando spazio a tutti i dischi della loro quasi ventennale carriera, escludendo solamente il controverso Into The Great Unknown del 2017. I brani tratti dell’ultimo lavoro in studio sono molto apprezzati ed è soprattutto la bonjoviana Running To You ad esaltare la folla. Tra i momenti migliori della prima parte del concerto spiccano la sfrontata Rise e la power ballad Cry unico momento di relativa calma dello show. La scanzonata Beg Beg Beg tratta dal fantastico Freedom Rock è il brano che permette a Kenny di interagire col pubblico dimostrandosi un simpatico intrattenitore. Tutta la band sembra pienamente a proprio agio dispensando sorrisi a destra e a manca e dimostrandosi un combo ampiamente affiatato. Molto simpatico il siparietto durante il drum solo di Don Crash che azzarda alcune battute in italiano suscitando l’ilarità della platea. Back To Te Rhythm e Living On The Run ci riportano al periodo Eric Gronwall mentre il finale è affidato alla granitica One By One e all’immancabile A Shot At Redempion cantata a squarciagola dai presenti. Una serata che sarebbe stata perfetta se non fosse per la brevità del concerto. Un’ora e un quarto di esibizione è davvero troppo poco per una band a cui non manca certo il repertorio e che potrebbe tranquillamente tenere il palco per un paio d’ore abbondanti. Capisco che ci fossero altri due gruppi in scaletta ma tutti erano li per gli H.E.A.t. e l’inserimento di altri 3-4 brani non avrebbe mandato a casa i paganti con l’amaro in bocca. Un vero peccato perché i ragazzi danno l’anima sul palco i fan li seguono con grande affetto ogni volta che calcano il suolo italiano. Dopo averli visti con Eric a Bologna nel lontano 2018 e lo scorso anno al Ferrara Summer Festival sono sempre più convinto che i nostri abbiano le carte in regola per diventare una delle band hard rock più meritevoli degli ultimi anni sia dal punto di vista dei lavori in studio che delle performance live. Attendendo con ansia il loro prossimo spettacolo con possiamo che concludere dicendo “lunga vita agli H.E.A.T.!!!”
Set List
1. Disaster
2. Emergency
3. Dangerous Ground
4. Hollywood
5. Rise
6. Nationwide
7. Loosing Game
8. Cry
9. Beg Beg Beg
10. Drum Solo (Don Crash)
11. Back To The Rhythm
12. Running To You
13. Living On The Run
14. 1000 Miles
15. One By One
16. A Shot At Redemption
Formazione:
Kenny Leckremo – Voce
Dave Dalone – Chitarra
Jona Tee – Tastiere
Jimmy Jay – Basso
Don Crash – Batteria

04 Agosto 2025 0 Commenti Paolo Paganini

È una splendida quanto miracolosa serata di piena estate incastonata in un weekend di autentico diluvio quella che accoglie il rocker canadese per la sua attesissima tournée italiana. Reduce dalla suggestiva data acustica tenutasi nell’anfiteatro di Pompei, Bryan Adams trona a calcare il palco del Lucca Summer Festival a più di 15 anni di distanza dall’ultima volta e lo fa col non facile compito di chiudere la sempre più affascinante kermesse toscana che quest’anno ci ha regalato un bill di artisti di assoluta eccellenza (Simple Minds, Alanis Morrisette, Dream
Theater, Scorpions e Robert Plant solo per citare i nomi più vicini al nostro genere). Piazza Napoleone si riempie già nel tardo pomeriggio di un pubblico eterogeneo che vede genitori e figli accomunati dalla stessa passione verso il rock sincero, spensierato e coinvolgente del cantautore canadese. Bryan e la sua affiatatissima band capitanata dello storico chitarrista Keith Scott, irrompono sul palco sulle note dell’accattivante Kick Ass tratta dal album So Happy To Hurt del 2023. Nemmeno il tempo di respirare ed ecco arrivare un uno-due capace di esaltare la platea; Run To You e Somebody sono infatti non solo due grandi hit del suo repertorio ma in assoluto due brani intramontabili del rock di metà anni ’80. La scaletta pressoché perfetta e bilanciata ripercorre dall’inizio alla fine tutta la sua carriera, passando dai grandi classici quali Heaven, Kuts Like A Knife e It’s Only Love, attraversando il periodo di maggior successo rappresentato dell’eterna (Everything I Do) I Do It for You e dalla poppeggiante When You’re Gone, per approdare all’immortale Summer of ’69 accolta da un vero e proprio boato dalla folla. Più che ad un concerto rock sembra di essere ad una festa tra amici dove l’innata empatia di Bryan la fa da padrone. Uno show senza tanti fronzoli ne effetti speciali dove a parlare è la musica, unica grande protagonista della serata. Il ragazzo si dimostra come al solito un ottimo intrattenitore e tra aneddoti e gag con i propri musicisti fa divertire gli 11000 fan accorsi sotto il palco. Spassosissime le cover di brani rock/pop anni 60/70 dove tutti si ritrovano a ballare e cantare a squarciagola.
Dopo due ore di spettacolo senza alcuna interruzione appare chiaro che il nostro potrebbe andare avanti all’infinito supportato da una voce inossidabile che non risente minimamente del passare degli anni. A malincuore arriva tuttavia il momento di salutarsi non prima però di ascoltare una toccante versione solo chitarra e voce di All For Love, dedicata alle persone che in tutto il mondo stanno soffrendo a causa delle guerre. Uno spettacolo che rimarrà impresso nella memoria dei presenti e siamo convinti anche in quella di Bryan in attesa di rivederlo al più presto dalle nostre parti. Cala così il sipario sulla 25esima edizione di questo incredibile festival che quest’anno ha toccato livelli di assoluta eccellenza, supportato da un’organizzazione e da una competenza con pochi pari in Italia.
Set List:
1. Kick Ass
2. Run To You
3. Somebody
4. Roll With The Punchers
5. 18 Til I Die
6. Take Me Back
7. Go Down Rockin’
8. It’s Only Love
9. Shine A Light
10. Heaven
11. Into The Fire
12. Make Up Your Minds
13. You Belong To Me
14. Twist And Shout
15. A Little More To Understanding
16. When You’re Gone
17. The Only Thing That Looks Good on Me Is You
18. Never Ever Let You Go
19. Cuts Like a Knife
20. (Everything I Do) I Do It for You
21. So Happy It Hurts
22. Back to You
23. Summer of ’69
24. Can’t Take My Eyes Off You
Encore:
25. All For Love
Bryan Adams: voce e basso
Keith Scott: chitarra
Pat Steward: batteria
Gary Breit: tastiere

06 Luglio 2025 0 Commenti Denis Abello

Il Dedolor Music Headquarter di Rovellasca (CO) si presta ancora una volta a far da “casa” al grande melodic rock made in Italy. Una serata speciale che vede riunite sul palco due ormai collaudate realtà come i Soul Seller e gli Hungryheart con l’aggiunta di uno dei più interessanti newcomer del panorama attuale, i Blade Cisco.
L’occasione per la messa in moto di questo evento viene data dalla pubblicazione del nuovo album dei Soul Seller uscito a maggio per la Art of Melody Music / Burning Minds e già candidato come uno dei album di punta di questo 2025 (qui la nostra recensione)!
Noi di MelodicRock.it non potevamo mancare così come non sono mancati i fans. Qui troverete i nostri “due spiccioli” su quella che è stata un grande serata di musica e amicizia!
BLADE CISCO
Che sorpresa… lo ammetto… non me li aspettavo così bravi in sede live! Tre voci sul palco, praticamente zero basi e tanta classe.
I pezzi dal vivo funzionano e l’amicizia che lega la band a livello personale è palese e aggiunge maggior coinvolgimento. Da rivedere assolutamente!
HUNGRYHEART
Una buona parte del mio cuore “musicale” è stato rubato, ormai tanti anni fa, dagli HungryHeart. Fuoriclasse! Non servirebbe dire altro. Mi mancava vederli live da tempo e questa occasione era perfetta!
Il tempo che passa non fa altro che migliorarli. Una band che avrebbe i numeri per giocarsela ad altissimi livelli! Il tocco della chitarra di Percudani ogni volta è da pelle d’oca. Josh Zighetti è un frontman sempre più carismatico. La sezione ritmica (Stefano Skool Scola al basso e Paolo Botteschi alla batteria) è un orologio svizzero. Top come sempre!
SOUL SELLER
Se dico che questi ragazzi hanno sfornato uno dei migliori album che ho avuto l’occasione di ascoltare quest’anno? La loro è una scalata di qualità sempre più alta. Ho amato il primo album, ho semplicemente adorato il secondo e letteralmente questo terzo e nuovo Fight Against Time mi ha stregato.
Dal vivo la voce di Eric Concas ancora una volta regala brividi ed emozioni. Con quel suo timbro unico, insieme alla bellezza dei pezzi ed alla bravura degli Artisti coinvolti, è l’arma definitiva di questa splendida realtà tutta Italiana.
Il tempo corre veloce e i brani presentati del nuovo album dimostrano tutto il loro valore anche dal vivo. Suoni ottimi, esecuzioni impeccabile e sentita da parte di tutta la band. Proiettili che arrivano diretti a far strage sul pubblico.
Tanta roba!
18 Giugno 2025 0 Commenti Denis Abello
Abbiamo fatto trenta, non potevamo non fare trentuno… così, dopo la bella intervista con Luca “Vicio” Vicini (qui per l’intervista) e dopo la recensione di quello che per il sottoscritto a tutti gli effetti è uno degli album dell’anno (qui la recensione), ecco che arriva ghiotta ghiotta l’occasione di mettere sotto torchio i 4GOT10 in sede live.
Per chi non lo sapesse (ma in questo caso vi direi di leggere intervista e recensione citati sopra) i 4GOT10 sono la “reintepretazione” della primissima band di Luca “Vicio” Vicini (Subsonica) e Alberto “Vacchio” Vacchiotti (Fratelli di Soledad).
Ammetto che ero un po’ scettico sulla scelta di una prima data live infrasettimanale e mi aspettavo un’affluenza un po’ sottotono. Appena arrivato al locale, il bellissimo centro polifunzionale Off Topic di Torino, mi rendo conto di essermi assolutamente sbagliato. Complice probabilmente la notorietà del duetto di punta (Vicio e Vacchio) e soprattutto l’amore che lega il pubblico verso questa band e chi la compone, come avrò modo di rendermi conto durante tutta la serata, il locale è veramente bello pieno e si arriverà addirittura in serata ad un meritato Sold Out!
Prima di partire una menzione per il locale. L’Off Topic è un centro polifunzionale (link al sito) che ha un sapore retrò con uno sguardo ben orientato verso il futuro. Al centro una piazzetta su cui si aprono diverse aree, tra cui una bella zona ristoro con tavoli in ferro e legno, diverse aree per eventi e probilmente congressi e infine una zona chiusa ed insonorizzata pensata espressamente per gli eventi live. Tutto è giocato all’insegna della socialità e della convivialità e questo diciamolo aiuta anche il senso di “festa” che anima la serata.
Torniamo però alla musica e ad aprire la serata ci aspetta Khamilla, artista indie Torinese che gioca tra il cantautorato italiano sporcato da un’Anima tipicamente soul. Che bella sorpresa. Sembra di fare un salto in qualche vecchio club anni ’70 in cui la musica soffusa ed elegante cura cicatrici poco visibili tra i convenuti. Tanto talento e tanta bravura portate sul palco con estrema classe, buon gusto e stile!
Se questa partenza poteva sembrare fuoritema in questa serata in realtà non lo è affatto ed il filo comune gioca proprio sui temi della classe, eleganza e stile. Proprio quelli che di li a poco i 4GOT10 marchieranno a fuoco sul palco dell’Off Topic.
Che dire dei 4GOT10 prima di partire nel dettaglio, che Band ragazzi!
Mi aspettavo un alto livello dati i nomi coinvolti ma qui si vola veramente ai vertici. Se il duo Vicini (basso) / Vacchiotti (chitarra) erano una certezza la sorpresa assoluta lo sono il resto della band che se la gioca con una seconda chitarra come quella di Arrobio che con trafelata raffinatezza porta in scena riff di gusto, una batteria che facendo il paio con il basso di Vicini detta il ritmo su cui più piedi hanno ballato durante la serata e infine impossibile non citare lo smagliante sorriso (e la bravura) di Elena Crolle alle tastiere e sicuramente quello che più stupisce è il carisma e l’Anima da “Animale da palco” che porta in scena il giovane Marco Previato (in arte Proibito).
Un bel colpo d’occhio dal palco ed un incedere sicuro e costante con gli sguardi che si incrociano tra i “vecchi amici” Vicio e Vacchio a rimarcare chi tiene le redini della serata. Il resto è pura musica di grande qualità che scorre veloce sui brani di tutto il disco di debutto a cui il bravo Marco Previato in qualità di frontman fa da perfetto cicerone (Gran voce dal vivo) e intrattenitore per tutta la serata!
I brani, lo sapevamo, vincono su disco e ammetto che live già solo una “For this Moment” da sola vale tutta la serata. Si corre quindi veloci verso la chiusura di quello che speriamo non resti un evento isolato perche di band di questo calibro sul palco e nel nostro genere se ne sente un sacco il bisogno.
Bravi davvero… nell’attesa, spero a breve, di ritrovarmi nuovamente sotto ad un loro palco! 😉
KHAMILLA
4GOT10
04 Giugno 2025 6 Commenti Denis Abello

Diciamocelo, dopo sei anni di fermo non so se qualcuno si sarebbe aspettato una nuova edizione di quello che per sei edizioni è stato uno dei migliori Festival Hard e Melodic Rock d’Europa. Per fortuna il presidente della Frontiers, ovvero Serafino Perugino, è stato abbastanza folle da voler riaccendere i riflettori su questo meraviglioso evento!
Così il 2025 ha rivisto svettare per tre giorni (25, 26 e 27 aprile) sull’Italia (in quel luogo culto che è il Live Music Club di Trezzo sull’Adda) la bandiera del miglior Hard Rock e Melodic Rock / AOR.
Diciamoci anche questo, se il patron della Frontiers ha voluto riscommettere sul Frontiers Rock Festival, a questo punto possiamo dire che la scommessa è stata pienamente vinta. Sul palco sono saliti 21 Artisti per un tolate di 27 esibizioni, contando anche le acustiche, e nessuno ha mancato l’obiettivo di coinvolgere il pubblico e portarsi a casa, chi più chi meno, un valido show. Ci sono poi state punte di vera eccellenza come vedremo a breve sviscerando le varie esibizioni.
A questo giro inoltre il pubblico ha abbracciato questa nuova possibilità di aver un Evento di questa portata in Italia e diciamo che rispetto ad altre edizioni l’affluenza è stata sicuramente migliore, con la giornata di sabato a farla da leone.
DAY 01
FANS OF THE DARK
Il Festival riparte con questa giovane band Svedese che sinceramente reputo una delle migliori novità sotto l’ala di mamma Frontiers! Con tre ottimi album all’attivo, un cantante particolare e carismatico e una band di livello le premesse erano ottime e le mie speranze alte!
Non tutti forse sanno però che poco prima di partire per l’Italia la band ha avuto un contrattempo e per problemi personali ha “perso” il suo batterista Freddie Allen, che è anche uno degli “ideatori” di questa band… e qui capita il Miracolo!
Recuperato al volo un Italianissimo batterista che risponde al nome di Marco Sacchetto (attualmente in forze ai Temperance) che in una notte si è studiato la scaletta e “fresco come una rosa” (dopo una notte tempestosa) si presenta sul palco e permette alla band di portare a casa il concerto! A questo punto ci si poteva aspettare uno show leggermente sottotono ed invece i Fans Of The Dark spingono e forti della presenza scenica e della voce del frontman Alex Falk unita a dei brani che dal vivo funzionano si mettono in tasca una bella esibizione che infiamma da subito il già numeroso pubblico sotto al palco. Chiudono con una cover dei Balance! Hanno vinto tutto!
Dimenticavo, il buon Marco Sacchetto se la giostra come se avesse sempre suonato con loro e i Fans Of The Dark ne escono da assoluti vincitori! Onore a Marco e applausi alla Band! Bravi davvero!
SETLIST
Night of the Living Dead
Life Kills
Christine
Let’s Go Rent a Video
Find Your Love
The Neon Phantom
In for the Count (Balance cover)
ART NATION
Attesi da tanti anche grazie al frontman Alexander Strandell, una delle “Voci” del momento. Anche loro Svedesi, al pubblico sembrano non dispiacere ma al sottoscritto risultano forse un pochino troppo freddi.
Sanno comunque il fatto loro e sicuramente Strandell è un buon frontman ma come dicevo sopra al loro spettacolo manca un po’ di pepe. funziona, loro sono bravi ma nessuno mi toglie l’idea che abbiano viaggiato leggermente con il freno tirato. In ogni caso a parecchi fans sono piaciuti e loro sicuramente lo spettacolo se lo portano a casa.
SETLIST
Brutal and Beautiful
Thunderball
Echo
Lightbringer
Halo
Need You to Understand
SHAKRA
Qui si inizia a spingere sul serio. Non conoscevo particolarmente bene la band di Mark Fox e compari se non per alcuni brani sparsi. Che carica gente, questi vivono a pane e palco. Ancora una volta la Svizzera mostra di saper sfornare grandi band hard rock!
Hanno i brani, hanno un frontman dannato e picchiano come panzer tedeschi! Poche altre storie, sto recuperando la loro discografia!
SETLIST
Hello
A Roll of the Dice
Too Much Is Not Enough
Invincible
Something You Don’t Understand
Raise Your Hands
Ashes to Ashes
Rising High
BONFIRE
Per me i quattro (già… q u a t t o!) Bonfire sono degli Eroi. Dei “vecchi” Bonfire non hanno più nulla… neppure Hans Ziller (unico membro originale rimasto)! Infatti all’ultimo la band sembra sia rimasta “orfana” dell’unico membro portatore della bandiera dei “Bonfire di un tempo”.
Poco male, i nostri quattro salgono sul palco, dimostrano di essere dei professionisti con gli attributi, chiedono al loro cantante (Dyan Mair) di giocarsela tutta e sputare anche un polmone! Il risultato è l’esibizione più “metal” di questa tre giorni di musica!
Ascoltare pezzi storici dei Bonfire in versione “Speed Metal” fa un po’ strano mentre i nuovi brani calzano a pennello sulla voce di Mair e sui riff di chitarra di Panè. La sezione ritmica viaggia veloce come una buona Porsche 911 di qualche anno fa e alla fine ti ritrovi con il pugnetto alzato! Bravi “Metal Bonfire”, mi avete fatto divertire!
SETLIST
I Will Rise
S.D.I.
Sweet Obsession
I Died Tonight
Sword and Stone
You Make Me Feel
Longing for You
Don’t Touch the Light
Champion
Ready 4 Reaction
HONEYMOON SUITE
L’unica cosa che lascia l’amaro in bocca è sapere che a queste latitudini (ma direi in Europa) difficilmente li rivedremo. Il Frontiers vale già solo il viagio per loro. Si parte con un breve ritardo per un problema tecnico (piccola nota, qua e la durante il festival qualche problema si è presentato e forse i suoni non sono sempre stati perfetti), ma la band si dimostra subito in forma smagliante con un Johnnie Dee vocalmente ineccepibile e grande mattatore sul palco, coadiuvato dalla chitarra di Derry Grehan. I Canadesi ripagano da soli il prezzo della prima giornata e con una setlist riuscita che pesca dai loro album storici più alcuni brani dall’ultimo lavoro Alive del 2024 si conquistano praticamente tutto il pubblico!
SETLIST
Say You Don’t Know Me
Find What You’re Looking For
Burning in Love
Wounded
Stay in the Light
Lookin’ Out for Number One
Guitar Solo
New Girl Now
Love Changes Everything
PRIDE OF LIONS
Fermatevi tutti. Qui le cose si fanno serie e si è andati veramente vicini ad una piccola catastrofe… facciamo un passo indietro. Soundcheck, il buon Toby Hitchcock conosciuto per la sua incredibile Voce e che insieme a quella leggenda vivente di Jim Peterik (ex Survivor) forma la colonna portante dei Pride of Lions, sale sul palco… senza voce! Rischi del mestiere come si dice in questi casi… ma il nostro è uno che non si arrende!
Mentre la presentatrice (La Mary Ferranti) scalda il pubblico Toby si avvicina e con molta umiltà spiega la sua situazione e chiede l’aiuto del pubblico. Gran gesto ma tra il pubblico più di una persona si prepara al peggio.
Invece Toby una volta salito sul palco seppur non al 100% (ma un Toby al 70% è migliore del 98% dei cantanti al 100%) tiene botta per metà del concerto con il pubblico assolutamente coinvolto nello show… e poi?
Poi il buon Peterik, seppur meno attivo rispetto all’ultima sua partecipazione al Frontiers, ha un lampo di genio… coinvolgere Robin McAuley (che presenzierà solista il giorno seguente) nel concerto. Per chi non lo sapesse (… ma se non lo sapete e siete su queste pagine… Pentitevi Gente! 🙂 ) Robin ha preso parte ad un tour con i Survivor, band “madre” di Peterik.
Da li il concerto diventa una sorta di tributo ai Survivor e un’inaspettata svolta per il pubblico. Svolta tra l’altro che sembra nettamente gradita.
Alla fine diciamocelo chiaro, sicuramente non è stato un concerto “tecnicamente perfetto” ma fatemi dire che a livello di emozioni quello che i Pride of Lions hanno regalato al pubblico ed allo stesso modo quello che il pubblico ha regalato ai Pride of Lions è stato impareggibile!
Ultime due chicche… la backing band al seguito dei Pride Of Lions era formata tutta da Artisti Italiani (praticamente tutti gli Hell in the Club) e i nostri hanno contribuito in maniera magistrale a supportare quello che forse poteva essere lo spettacolo più “problematico della serata”! Grandi Ragazzi, ci avete reso orgogliosi di voi!
Secondo punto, visto che il Toby si sentiva in “difetto” verso il pubblico ha fatto l’unica cosa che gli pareva giusta, a fine concerto è sceso tra la gente e ha letteralmente conversato e si è “concesso” con tutti quelli che si trovavano in transenna… può sembrare una cosa da poco, ma non lo è! Gran bel gesto!
SETLIST
Eye of the Tiger (Survivor cover)
Sound of Home
Gone
It’s Criminal
In Good Faith (Survivor cover)
The Search Is Over (Survivor cover)
High on You (Survivor cover) (with Robin McAuley)
I Can’t Hold Back (Survivor cover) (with Robin McAuley)
Burning Heart (Survivor cover) (with Robin McAuley)
ASIA
In questa incarnazione degli ASIA originali resta solo il tastierista Geoff Downes. Poco male perchè alla voce c’è il “figlio segreto” di John Wetton. Harry Whitley, anche lui voce e basso è infatti la versione giovanile di Wetton con dalla sua una voce ancora più pulita dell’originale. Per non farsi poi mancare niente a chiudere il cerchio di questa band si trovano il chitarrista John Mitchell che faceva parte degli Icon, progetto parallelo proprio di Downes e Wetton e alla batteria il grandissimo Virgil Donati che faceva parte di un’edizione moderna del gruppo prog rock “UK” con Wetton. Insomma, gira e rigira tutti i componenti in qualche modo hanno un filo che li lega al mondo ASIA ed al compianto Wetton.
Questo però non basta. Per portarsi a casa pagnotta e serata i nostri sul palco fanno scintille e fuochi d’artificio. Perfetti, con una scaletta raffinata e centrata e con Harry Whitley che con eleganza e raffinatezza tiene alta la bandiera degli ASIA.
Sicuramente il concerto più “di classe” di questa kermesse musicale! Alto livello in chiusura di una giornata a dir poco eccellente!
SETLIST
The Heat Goes On
Don’t Cry
Wildest Dreams
Here Comes the Feeling
Eye to Eye
An Extraordinary Life
Time Again
Cutting It Fine
The Smile Has Left Your Eyes
Only Time Will Tell
Go
After the War
Sole Survivor
Encore:
Open Your Eyes
Heat of the Moment
DAY 02 – ACOUSTIC
Premessa: quest’anno il Frontiers cambia formula e per i possessori del VIP ticket viene organizzato un evento acustico nel secondo e terzo giorno come “warm up” pre festival. Ero scettico su questa scelta che invece grazie anche ad un’ottima location sempre all’interno delle mura del Live Clun e ad una perfetta gestione risulta assolutamente vincente dando ancora più enfasi e fascino a questa tre giorni di grande musica.
GIRISH AND THE CHRONICLES
Si aprono le danze con gli Indiani Girish and the Chronicles e l’effetto MTV Unplugged è subito servito su un piatto d’argento. Questi “scappati da casa”, come è giusto che sia per una band hard rock grezza e stradaiola si presentano invece in versione acustica come i bravi bambini della Prima Comunione e tirano giù un’esibizione veramente ben confezionata. Il gruppo c’è, è affiatato e si vede. In acustico mi aspettavo di vederli un po’ costretti, invece si divertono, hanno dalla loro inoltre il valore aggiunto di una voce fenomenale come quella di Girish Pradhan e ne escono quasi come i perfetti ragazzi da presentare alla mamma… ma che spero nessuna presenti mai veramente alla mamma.
SETLIST
Rock and Roll (Led Zeppelin cover)
Rock ‘n’ Roll Is Here to Stay
Hail to the Heroes
CHEZ KANE
Errare è umano. Ho sempre pensato che Chez Kane, per quanto brava, fosse un personaggio un po’ costruito. Quanto mi sbagliavo! Questa è proprio così come la si vede. Eccentrica e genuina con un Talento che dal vivo esplode ancora di più che su disco. Con la sua bella voce ed il suo modo di fare in grado di conquistarsi subito le simpatie del pubblico mostra in acustico una gran presenza scenica. Si porta inoltre a corredo una band con i calzini spaiati in bella vista (non scherzo) il che la rende ancora più “vicina” alla gente. Piace un po’ a tutti in modo sincero! Brava!
SETLIST
Too Late for Love
Better Than Love
Streets of Gold
Love Is a Battlefield (Pat Benatar cover)
Rocket on the Radio
FM
Questi simpatici e arzilli attempati giovanotti inglesi vivono sicuramente chiusi nel cellophane per essere scartati tutte le volte che devono salire su di un palco. Non si spiegherebbe altrimento lo stato di “conservazione” pressochè perfetto del loro talento. Che sia acustico o no questi non sbagliano un colpo ma a questo giro (e li ho già visti diverse volte) sono veramente in stato di grazia. La Voce di Overland è assolutamente perfetta e dalla lora hanno una serie di pezzi che sono una cannonata e che riarrangiati in acustico trovano nuova enfasi! Eroi del melodic rock di stampo Inglese!
SETLIST
That Girl
All or Nothing
Incredible
Don’t Need Another Heartache
DAY 02
CASSIDY PARIS
Si parte “ufficialmente” il secondo giorno con la giovanissima Cassidy Paris. Ammetto che su disco non mi ha mai catturato completamente ma su palco è un altro discorso. Oggi, ancor più di ieri, c’è già un bel numero di fans sotto al palco e devo dire che la brava Paris, pur con la sua giovane età, si gioca decisamente bene le sue carte sul palco regalando uno show coinvolgente e ben giostrato. Si porta poi dietro il papà (Stevie Janevski, che suona la chitarra con lei) e questo agli occhi di un altro papà come me le fa guadagnare ancora più punti.
Altro punto a favore, i pezzi vanno a segno, almeno per le mie orecchie, nettamente più facilmente dal vivo che non su disco.
IN conclusione, le Auguro un futuro roseo perchè la voglia di fare e la bravura ci sono tutte. Se il tempo le darà anche la possibilità di crearsi una “maturità artistica” sono sicuro che la Paris farà delle ottime cose!
SETLIST
Midnight Desire
Play Video
Nothing Left to Lose
Play Video
Here I Am
(Clif Magness cover)
Play Video
I Hate Myself for Loving You
(Joan Jett & The Blackhearts cover)
Play Video
Danger
Play Video
Butterfly
GIRISH AND THE CHRONICLES
Ritornano sul palco i miei amici “scappati da casa” (o dall’India se preferite) e sono più in forma che mai e prima ancora di mettere piede sulle assi del Live Club le note de “I Guerrieri della Notte” mettono subito in chiaro che qui non si fanno sconti a nessuno!
Questi vivono sul palco mangiando hard rock grezzo, diretto e stradaiolo e lo fanno come solo i migliori “scappati da casa” possono fare.
Ero curioso di vederli dal vivo e semplicemente mi hanno riversato addosso una carica di adrenalina devastante.
I pezzi non saranno quanto di più originale si possa trovare in giro ma sembrano essere un perfetto vestito sartoriale cucito su misura per i live. La voce di Girish viaggia a mille, la sezione ritmica schiaccia i sassi e la chitarra di Suraj Tikhatri A.K.A Suraz Sun è l’altra chicca di questa band.
Saltano, gridano, scalciano… dei bambini della Prima Comunione visti in sede acustica resta forse qualche Ave Maria gettata li a caso e niente più!
Buttano dal palco benzina su tutti i personaggi più grezzi che si trovano nel parterre che da li in avanti non smetteranno di bruciare e far casino.
Tiro da paura, grande band in sede live!
SETLIST
Intro (tratta da I Guerrieri della Notte)
Primeval Desire
Ride to Hell
Kaal
Hail to the Heroes
Rock ‘n’ Roll Is Here to Stay
CHEZ KANE
Dalle grezze strade polverose dell’India hard rock si passa al glitter e luci al neon dei più scintillanti anni ’80. Chez Kane sale sul palco con una mise assolutamente “fuori tempo massimo” e mette nero su bianco quanto di buono aveva iù fatto in sede acustica.
Brava, sul palco si diverte e fa un sacco divertire. Nelle vene gli scorrono fiumi e fiumi di anni’80 e la sua voce dal vivo è una gran bella scoperta. I ragazzi dai calzini spaiati (vedete la recensione dell’acustico) se la cantano e se la suonano ad alti livello supportando la nostra frontwoman in maniera egregia.
I pezzi, per quanto su disco non li trovi così eclatanti, dal vivo risultano degli acceleratori fenomenali per la sete di musica dei fans! Piacciono, piace anche lei che si dimosra un’Artista di valore e di grande impatto scenico. Promossa
SETLIST
Too Late for Love
All of It
I Just Want You
Nationwide
Ball n’ Chain
Love Gone Wild
Get It On
Rocket on the Radio
Powerzone
CRAZY LIXX
Non è la loro prima volta a questo Festival, anzi, se la memoria non mi inganna questa dovrebbe essere la loro terza venuta. Hanno una bella carica e ormai sono un gruppo ben rodato. Gli ultimi album gli hanno regalato anche una discreta dose di pezzi acchiappa fan da piazzare nella setlist.
Il loro spettacolo fila via in modo pulito e preciso. Manca forse un pelino di “cazzimma” in più ma comunque non ci possiamo lamentare. Bella anche l’uscita del cantante Danny Rexon che se ne esce ad un certo punto con una maschera da hockey in puro stile Venerdì 13 e impugnando un coltellaccio / microfono!
SETLIST
Final Fury
Whiskey Tango Foxtrot
Hell Raising Women
Little Miss Dangerous
Silent Thunder
Enter the Dojo
Rise Above
Sword and Stone (Bonfire cover)
Hunt for Danger
XIII
Blame It on Love
Who Said Rock ’n’ Roll Is Dead
Crazy Crazy Nights (KISS song) Final Fury
… un piccolo excursus: quello che state per leggere di seguito penso che, per chi l’ha vissuto, sia sicuramente da annoveramente come uno dei momenti Live del melodic rock da scolpire nella pietra. Gli ultimi tre gruppi a salire sul palco di questa seconda giornata dell’edizione 2025 del Frontiers faranno quacosa a livello musicale che si merita un posto nella Storia… e adesso prodseguiamo con umiltà in questo racconto…
FM
Questi simpatici e arzilli attempati giovanotti inglesi vivono sicuramente chiusi nel cellophane per essere scartati tutte le volte che devono salire su di un palco. Non si spiegherebbe altrimento lo stato di “conservazione” pressochè perfetto del loro talento… scusate, questo forse lo avevo già scritto.
Il problema è che calza a pennello anche per la loro versione “elettrica”. Macchine da guerra devote alla melodia. Gli FM hanno tutto, voce, pezzi, una band con i controfiocchi e la possibilità di rendere un semplice concerto un ricordo magico per tutti i presenti.
Perfetti sotto ogni punto di vista e per di più con una scaletta che mette in mostra tutti i loro punti di forza! Irresistibili!
SETLIST
Digging Up the Dirt
I Belong to the Night
Killed by Love
Someday (You’ll Come Running)
Let Love Be the Leader
Synchronized
Out of the Blue
Everytime I Think of You (Eric Martin cover)
That Girl
Bad Luck
Tough It Out
Turn This Car Around
TREAT
Aspettavo i Treat al varco… la loro prima “venuta” in terra di Frontiers Rock Festival (per la terza edizione) mi lasciò un po’ l’amaro in bocca. Dopo aver visto poi il concerto praticamente perfetto degli FM le possibilità che i nostri Svedesi ne uscissero con le ossa intere dal mio spietato giudizio erano ulteriormente calate… e chiariamolo subito, io AMO questa band! Proprio per questo però la volta scorsa ero rimasto amareggiato!
Cosa vi devo dire, secondo me sapevano di doversi far perdonare e piazzano un concertone! Robert Emlund si dimostra essere un vero frontman e gestisce il palco come solo anni di esperienza possono insegnare. Maestosa poi la prestazione del chitarrista Anders Wikström!
Una scaletta ben bilanciata tra vecchi classici e nuovi brani è la punta di diamante di un concerto bello e che viene vissuto in pieno dal pubblico. Ne esco con le lacrime agli occhi! Buon Segno!
SETLIST
Skies of Mongolia
Ready for the Taking
Papertiger
Home of the Brave
Rev It Up
Sole Survivor
We Own the Night
Freudian Slip
Changes
Scratch and Bite
Roar
Get You on the Run
Conspiracy
World of Promises
WINGER
Secondo headliner del Frontiers Rock Festival, i Winger prendono posto sul palco per quello che dovrebbe essera la loro ultima volta in Italia (e probabilmente Europa). Band con una formazione stellare è dir poco e poi non tutti possono vantare un frontman con il carisma di Kip Winger.
Si parte alla grande ed è chiaro subito che il livello della band Americana è fuori dal comune. Il concerto scorre via fluido fino all’arrivo della splendida ballata Miles Away. Mentre il pubblico si sta facendo piano pinao travolgere dalla band muore imporvvisamente la chitarra di Reb Beach! Kip Winger ferma lo spettacolo e qui la gente giù dal palco fa il Miracolo… tutti e ribadisco tutti iniziano a cantare il pezzo. Momento magico che viene forse colto solo in parte dalla band ma quando riparte la musica (con un Reb Beach particolarmente irritato) una cosa è subito chiara… se fino a questo punto c’è stata una band sul palco da qui in avanti diventerà un concerto band + fans! Meraviglioso.
Ancora di più tenendo conto che al di la del piccolo problema tecnico il livello dell’esibizione è di livello assoluto.
Unico piccolo neo di un concerto perfetto. I problemi tecnici devono aver infastidito più la band che il pubblico. Infatti i Winger dopo una prestazione per altro ineccepible se ne escono di scena senza neanche un saluto al pubblico. Perdonabile ma resta una piccola macchia su un concerto stratosterico!
SETLIST
Stick the Knife In and Twist
Seventeen
Can’t Get Enuff
Down Incognito
Chicken Picken (John Roth Guitar Solo)
Miles Away
Rainbow in the Rose
Guitar Solo (Reb Beach)
Black Magic (Reb Beach song)
Pull Me Under
Time to Surrender
Drum Solo
Midnight Driver of a Love Machine
Proud Desperado
Junkyard Dog (Tears on Stone)
Headed for a Heartbreak
Easy Come Easy Go
Madalaine
Saints Solos
Encore:
Guitar Solo(Reb Beach)
Blind Revolution Mad
Hungry
DAY 03 – ACOUSTIC
THE BIG DEAL
Permettetemi una premessa. Non sono mai stato un amante dei The Big Deal, li ho sempre trovati troppo “costruiti”. Così ammetto che per me loro potevano essere il classico concerto che abbassava il livello del Festival (finora veramente di altissimo livello). Mi sbagliavo, lo ammetto, mi sbagliavo veramente! Ora vi spiego perchè.
A loro il compito di aprire in acustico l’ultimo giorno del Festival e mi avvicino al palco con ben poche speranze. Due cose mi sono state subito chiare, la coppia Srdjan e Nevena Brankovic (coppia anche nella vita) è baciata da un Talento eccezionale. Nevena oltre ad avere una voce splendida vive in simbiosi con il pianoforte. Srdjan dimostra in acustico di essere un chitarrista veramente di valore giocando con la chitarra e costruendo giri e riff (cosa non semplicissima in acustico) di grande impatto. Si aggiunge a loro anche la bella presenza e voce di Ana Nikolic che completa un ottimo quadro sul palco.
Secondo punto, ho sempre trovato i pezzi dei The Big Deal troppo scolastici (e ne sono ancora più convinto dopo aver visto le qualità messe in campo live dalla band) e qui per me arriva l’altro colpo di scena. In acustico si presenta con una versione riarrangiata dei pezzi che include elementi folk della tradizione balcanica (la band ha origini Serbe) il risultato è fantastico. Sicuramente l’esibizione in acustico più particolare del lotto proposto. Solo complimenti a questo giro! Bravi davvero!
SETLIST
Survivor
Fairy of White
Sensational
Bad Times, Good Times
RONNIE ROMERO
Giornata acustica baciata dal talento dei chitarristi. Infatti anche Ronnie Romero sale sul palco in questa versione acustica con un chitarrista di grandissimo livello (José Rubio Jimenez).
Solo cover, ma che cover… senza contare che ormai il buon Ronnie ha dimostrato già da anni di potersi permettere di cantare QUALSIASI cosa gli passi per la testa! La gente comunque apprezza e quando ha intonato Heaven dei Gotthard con quella voce così simile a quella del compianto Steve Lee… beh… una lacrima ammetto che mi è scesa.
SETLIST
The Mob Rules (Black Sabbath cover)
Catch the Rainbow (Rainbow song)
Heaven (Gotthard cover)
Shot in the Dark (Ozzy Osbourne cover)
HAREM SCAREM
Parlavamo di chitarristi bravi in questa “sessione acustica”. gli Harem Scarem in formazione hanno Pete Lesperance, non un chitarrista qualsiasi, ma uno dei “Signori Chitarristi”! In coppia con Harry Hess è praticamente “la morte sua” del Melodic Rock. da un acustico condotto in maniera eccezionale e che raggiunge l’apice sulle note di Honestly i nostri Canadesi ci fanno capire che cosa può attenderci questa sera.
Maestri del Melodic Rock… anche in acustico!
SETLIST
Better the Devil You Know
Hard to Love
Gotta Keep Your Head Up (Darren Smith on vocals)
Honestly
Distant Memory
DAY 03
SEVENTH CRYSTAL
Ultimo giorno di Festival e si parte già con il piede sull’acceleratore con i Seventh Crystal. Poco da dire, la carica della band e pazzesca e merito anche dell’imponenza fisica del frontman Kristian Fyhr sul palco i ragazzi Svedesi si fanno notare. Partenza bella intensa e tirata grazie anche alla setlist e ai pezzi che la band propone che in sede live sprigionano una gran energia che fa breccia sul pubblico che anche oggi risulta essere bello numeroso da subito sotto al palco.
Siamo al limite del power metal ma la melodia la fa da padrona! Bella soperta in sede live!
SETLIST
Blinded by the Light
Path of the Absurd
Million Times
Architects of Light
So Beautiful
Mayflower
Say What You Need to Say
THE BIG DEAL
Dopo la versione acustica tornano i The Big Deal anche in veste elettrica. L’impatto visivo con le due belle presenze sceniche di Nevena e Ana è sicuramente riuscito! Il livello live è alto anche se dispiace vedere il chitarrista Srdjan Brankovic regalato nettamente più in un angolo a favore proprio del palco lasciato in mano alle due presenze femminili.
Comunque riuscito lo spettacolo anche se meno ricercato rispetto alla versione acustica. In ogni caso la band se la gioca bene e alla fine il pubblico pare gradire e apprezzare. Continuo ad essere convinto che il tallone d’achille di questa band continuino ad essere i pezzi anche in relazione al Talento messo in campo che invece ben traspare dal palco.
Alla fine comunque i nostri si portano a casa un bel risultato con il pubblico soddisfatto.
P.s.: Nevena è salita comunque sul palco dopo aver ricevuto la notizia pochi minuti prima di un brutto lutto familiare, un Grande Abbraccio per Lei!
SETLIST
I Need You Here Tonight
Better Than Hell
Wake the Fire
Fairy of White
Sensational
Never Say Never
Survivor
RONNIE ROMERO
La Voce di Romero zittisce chiunque! F E N O M E N O è dir poco. La prima parte scivola via sui pezzi solisti che iniziano a scaldare il pubblico, ma è quando iniziano ad apparire cover dei Rainbow E Dio che lo spettacolo ingrana veramente una marcia in più, su Rainbow in the Dark poi il pubblico va veramente in visibilio.
Romero sul palco ormai è rodatissimo (merito anche dei tanti live ormai archiviati) e si porta appresso una band di tutto rispetto con ancora una volta una menzione particolare per il chitarrista José Rubio Jimenez.
Penso nessun si aspettasse in chiusura una cover di Separate Ways dei Juorney cantata da DIO!!! Grande il nostro ruffinaccio Ronnie!
SETLIST
Castaway on the Moon
I’ve Been Losing You
Chased by Shadows
Stargazer (Rainbow song)
Kill the King(Rainbow song)
Vengeance
Rainbow in the Dark (Dio cover)
Separate Ways (Worlds Apart) (Journey cover)
STORACE
Storace per i più è la Voce dei Krokus ma in realtà questo arzillo diversamente giovane quando la band madre ha deciso di tirare un po’ il freno a mano a ben pensato di darsi ad una carrira solista dove, con una band differente (e che band!), praticamente fa esattamente quello che faceva con i Krokus.
Questo signore ha cancellato il concetto di “età anagrafica” e porta sul palco un’esibizione piena di carica e vitalità con dei pezzi che sono pura adrenalina nelle vene. Nella band può contare una bassista che èp un altro bell’animale da palco e se la giostra con il più pacato chitarrista. Menzione particolare per la giovanissima seconda chitarra, ancora un po’ troppo statica sul palco ma avrà sicuramente tutto il tempo per rifarsi, il Talento non manca.
C’è anche il momento “Carramba che sorpresa” quando Ronnie Romero sale sul palco per intonare insieme a Storace American Woman dei The Guess Who e dare così il via ad una guerra vocale al “chi la tiene di più”… Storace nulla può contro la vocalità prorompente del Romero ma ammetto che ne esce comunque con grande dignità. Un bel diversivo sul palco che il pubblico apprezza.
Per il resto dopo aver visto Storace dal vivo l’unica domanda che mi rimane è questa… quando posso rivederlo nuovamente??? Piaciuto, concerto “ignorante”, ma perfettamente riuscito!
SETLIST
Rock This City
Midnite Maniac (Krokus cover)
High on Love
To the Top (Krokus cover)
Play Video
Screaming in the Night (Krokus cover)
Hellraiser (Krokus cover)
Screaming Demon
We All Need the Money
American Woman (The Guess Who cover) (with Ronnie Romero)
Live and Let Live
Rock ‘n’ Roll Tonight (Krokus cover)
ROBIN MCAULEY
Per non farci mancare le Grandi Voci del Rock, visto che per il momento abbiamo avuto “solo” l’opportunità di apprezzare due “vocine” come quelle di Romero e Storace ecco che sale sul palco Robin McAuley. Abbiamo già avuto l’occasione di vederlo con i Pride of Lions e quindi sappiamo che l’ex MSG è in gran forma e poi, cavoli, questo è uno che sul placo si diverte davvero!
A dispetto dell’età (76 anni portati in maniera Divina) il buon Robin ha la voglia di giocare sul palco come un bambino dell’Asilo in un parco giochi! Ride, scherza, intrattiene il pubblico e se la canta con la band! Mitico!
A questo punto qualcuno si chiederà se ha anche cantato! La risposta è SI, eccome se ha cantato! Per poco non tira giù i muri del Live Club! In chiusura su Anytime tutto il pubblico era ormai con lui. Trionfale!
Nota di merito per la band tutta italiana messa su per l’occasione. Non avevano mai suonato insieme eppure sembravano insieme al buon McAuley una band rodata da anni insieme sul palco. Anche McAuley come Storace assolutamente da rivedere, e magari proprio con questa bella foramzione made in Italy!
SETLIST
Thy Will Be Done
Standing on the Edge
Say Goodbye
Alive
Dead as A Bone
Feel Like Hell
‘Til I Die
Soulbound
The Best of Me
Love Is Not a Game (McAuley–Schenker Group song)
This Is My Heart (McAuley–Schenker Group song)
Gimme Your Love (McAuley–Schenker Group song)
Anytime (McAuley–Schenker Group song)
MIKE TRAMP’S WHITE LION
Tutti i presenti avevano la stessa domanda in testa? Mike Tramp, ma soprattutto la sua voce, ce la farà ancora a fare i pezzi dei White Lion? La risposta è arrivata con una doccia di emozioni in quello che è stato sicuramente uno degli Highlight di questo Festival! … e si, ce la fa eccome! Certo forse qualche tono più in basso… ma l’intensità, le emozioni e la forza del carisma di Mike Tramp non fanno prigionieri.
I pezzi lo sappiamo sono fenomenali e sentirli dal vivo è una vera goduria, con un Tramp così in forma è poi un vero piacere per i padiglioni auricolari!
Aggiungiamo una gran band di contorno con il chitarrista Marcus Nand in grado di far volare la memoria verso i tocchi unici di Vito Bratta, bravo davvero!
Sulle note di When The Children Cry ho visto più di un occhio lucido tra il pubblico… compreso il mio!
Che altro dire, un piccolo gioiello di esibizione che arriva quasi sul finire del Frontiers!
SETLIST
Lights and Thunder (White Lion song)
Hungry (White Lion song)
Lonely Nights (White Lion song)
Out With the Boys (White Lion song)
All the Fallen Men (White Lion song)
El Salvador (White Lion song)
Little Fighter (White Lion song)
Living on the Edge (White Lion song)
Tell Me (White Lion song)
Broken Heart (White Lion song)
When the Children Cry (White Lion song)
Wait (White Lion song)
Lady of the Valley (White Lion song)
HAREM SCAREM
Ultimo giro di giostra sulle note di brani quali Honestly, Sentimental Blvd., Slowly Slipping Away e tanti altri… direi che non ci va per niente male! Anzi, calcolando che sul palco sono saliti i canadesi Harem Scarem e che anche loro, al pari di altri in questa tre giorni di Festival, sono in uno stato di forma invidiabile, direi che non ci possiamo lamentare.
La coppia Hess (Voce) e Lesperance (Chitarra) è forse una delle migliori e più collaudate di tutto il circuito del Melodic Rock attuale.
La scaletta proposta pesca abilmente tra vecchi classici e brani più recenti offrendo un mix assolutamente riuscito. C’è il tempo per mettere in gioco tante piccole chicche come le “comparsate” alla voce del batterista Darren Smith, anche lui a questo giro veramente in forma! In più un’emozionata Cassidy Paris si affiancherà ad Hess sulle note di The Death of Me e trova anche spazio un brano di Lesperance (Boy Without a Clue) oltre che una cover / omaggio ad un altro grande Canadese sulle note di Summer of ’69 di Bryan Adams cantata dal bassista Mike Vassos!
Come dicevamo poi il piatto principale fatto di pezzi della lunga carriera degli Harem Scarem è di quelli che sicuramente non lasciano con un buco allo stomaco… e sulle note di Honestly l’emozione tra il pubblico era più che palpabile.
Grande chiusura di Festival regalata da una band in assoluto Stato di Grazia! TOP LEVEL!
SETLIST
Better the Devil You Know
Hard to Love
Gotta Keep Your Head Up (Darren Smith on vocals)
Stranger Than Love
Distant Memory
Boy Without a Clue (Pete Lesperance song) (Pete Lesperance on lead vocals)
The Death of Me (with Cassidy Paris)
Here Today Gone Tomorrow
Mandy
Sinking Ship
Honestly
Garden of Eden
Sentimental Blvd. (Darren Smith on lead vocals)
If There Was a Time
Summer of ’69 (Bryan Adams cover) (Mike Vassos on vocals)
Slowly Slipping Away
Chasing Euphoria
Encore:
No Justice
03 Aprile 2025 0 Commenti Denis Abello
Una serata a suo modo “unica” quella del 14/03/2025 al Vinile Live di Torino! Torna infatti sul palco una delle hard rock band storiche del panorama torinese, i Redlynx capitanati dall’istrionico frontman Chris Heaven!
Abbiamo avuto il piacere di partecipare alla serata nella bella cornice del Vinile Live di Torino e ammetto che più che un semplice concerto ci siamo trovati di fronte ad una vera e propria “festosa rimpatriata” di vari membri che durante la lunga storia della band hanno fatto parte a vario titolo dei Redlynx!
Quindi, dopo 22 anni dall’ultimo album “Out of the darkness” e 12 anni dall’ultimo concerto, i Redlynx si ritrovano per presentare l’ep “Black Rain” con un live che ripercorre la loro carriera dal 1989 ad oggi. Sul palco tanti nomi anche conosciuti nel panorama musicale del capoluogo Piemontese. Quindi, oltre a Chris Heaven (vocals), Luca Polich (chitarra), Luca Camoglio (chitarra), Jack Ponissi (tastiere), Franco Molinar (basso), Giovanni Bernaroli (batteria) e Lorena Marchesini (cori) a reggere le redini della bestia Redlynx troviamo ad accompagnarli vari ospiti: Giorgio Masino (Basso), Beppe Geracitano (The Rock Alchemist, chitarra), Luca Balducci (chitarra), Luca Curci (tastiera), John Lie (Black Violence, batteria), Michael Carrata (ex- Soul Seller, voce).
Una serie di pezzi che in più di due ore ripercorrono tutta la carriera della band. L’aria di festa che si respira è palese e il concerto scorre via liscio e pulito con un Chris Heaven ed una band in grande spolvero che mostrano che a distanza di anni avrebbero ancora i numeri per fare belle cose su di un palco.
Qui di seguito trovate la lunga scaletta dell’evento e a seguire alcuni scatti dalla serata:
– INTRO
– ROCK ME BABY
– WASTED INNOCENCE
– COLD DESERT RAIN
– BLACK RAIN
– LOVETRACKER (with Giorgio Masino)
– SHE’S CALLED TROUBLE (with Giorgio Masino)
– GREY- BLACK RAINBOW (with Giorgio Masino – Michael Carrata)
– REPENT WALPURGIS (Strumentale Procol Harum)
– IN YOUR EYES
– DON’T LEAVE THIS WAY
– acoustic set : CRAZY FOR YOU + PRISONER OF YOUR LOVE + ORIENTAL SOUL (tributo a Max Arminchiardi)
– A SONG FOR US (with Luca Balducci)
– SHAKE THE MONKEY (with Beppe Geracitano) + Accenno di FLY AWAY
– BELIEVE
– LOOKING FOR YOUR HEART (with John Lie )
– THE STORY OF JON AND MARY (with Luca Curci)
– I WANNA MAKE LOVE TO YOU AGAIN
– Keyboards solo
– SOLDIER OF FORTUNE (solo Chris + Jack)
– I DON’T LOVE YOU BUT I WANT YOU
– PUSSYCAT (introducing the band)
PHOTOGALLERY
18 Novembre 2024 0 Commenti Paolo Paganini
Dopo alcuni anni di attesa Myles Kennedy torna a calcare il suolo italiano, questa volta in veste solista a supporto del nuovo album The Art Of Letting Go uscito ad inizio ottobre. Lo fa come ormai abitudine in compagnia dei fidati Tim Tournier al basso e Zia Uddin alla batteria, una formazione essenziale e ormai ampiamente collaudata.
A scaldare il nutrito pubblico accorso all’Alcatraz di Milano ci pensano gli svedesi Black River Delta autori di un blues rock alla The Black Keys che per una mezz’ora abbondante intrattengono piacevolmente i presenti grazie a sonorità coinvolgenti fin dal primo ascolto. Alle 21.05 in punto fa il suo ingresso sul palco il protagonista della serata accolto da una vera e propria ovazione. Non è un mistero che Myles si trovi a meraviglia dalle nostre parti avendoci suonato ormai svariate volte sia con gli Alter Bridge che con Slash ed avendo sempre riscosso un grandissimo successo.
La parte del leone della setlist la fanno ovviamente le tracce estratte dal nuovo disco che il pubblico dimostra di conoscere ed apprezzare. La roboante The Art Of Letting Go e la seguente Nothing More To Gain aprono le danze nel migliore dei modi evidenziando come siano cambiate nel corso del tempo le sonorità del Myles Kennedy solista. Basti pensare all’abissale differenza tra i brani dell’ultimo lavoro, molto più duri e vicini a quanto proposto dagli Alter Bridge e le intime ballate dell’esordio. Il southern rock di Devil On The Wall introdotto da un simpatico siparietto tra il frontman ed alcuni dei presenti ci fa dimenticare dove ci troviamo catapultandoci dritti nelle assolate e polverose praterie americane. Il pubblico si diverte e partecipa alla grande trascinato da brani come la scanzonata Mr. Downside e Tell It Like It Is che sembra aprirci le porte di un saloon da film western. E’ giunto il momento di una pausa e la magnifica power ballad Behind The Veil fa da preambolo alla vera e propria chicca della serata.
Come preannuncia lo stesso Myles ogni scaletta prevede un set acustico che cambia ogni volta. Per l’occasione viene proposta prima una versione unplugged da pelle d’oca di All Ends Well, seguita dalla struggente Love Can Only Heal ed è l’apoteosi. A questo punto permettetemi una piccola considerazione del tutto personale. Adoro questo ragazzo, sarà per la passione che mette in ogni progetto in cui è coinvolto, per l’umiltà, l’empatia e la disponibilità che dimostra in ogni occasione, per la voce che incanta e commuove ogni volta, fatto sta che anche stasera in questo preciso momento la commozione si ripresenta in me ed in tutti i presenti puntuale ed irrefrenabile. Passato il momento di catarsi collettiva si riprende a rockare consapevoli di come ci stiamo ormai avvicinando alla fine del concerto ma c’è ancora tempo per divertirsi grazie alla trascinante Miss You When You’re Gone e all’ormai classica Year Of The Tiger. In Stride congeda momentaneamente la band richiamata sul palco a gran voce per il doveroso finale affidato alla granitica Say What You Will.
Una piacevolissima serata caratterizzata da un pubblico eterogeneo che dimostra come la bravura ed il talento di questo musicista arrivino sia al trentenne metallaro che al sessantenne appassionato di hard rock o al ragioniere di banca accorso allo spettacolo ancora in giacca e cravatta di ordinanza. Ora non ci resta che aspettare con ansia il nuovo disco e il relativo tour degli Alter Bridge per gustarci ancora una volta le gesta di questo artista votato anima e corpo alla musica rock.
Set List
The Art Of Letting Go
Nothing More To Gain
Devil On The Wall
A Thousand Words
Mr. Downside
Tell It Like It Is
Behind The Veil
All Ends Well
Love Can Only Heal
Wake Me When It’s Over
Miss You When You’re Gone
Year Of The Tiger
Get Along
In Stride
Encore:
Say What You Will
Formazione:
Myles Kennedy: voce e chitarra
Tim Tournier: basso
Zia Uddin: batteria


28 Ottobre 2024 0 Commenti Paolo Paganini
Ad un anno esatto di distanza dalla prima assoluta avvenuta in quel di Modena al teatro Michelangelo, ritrovo i Perfect View a Castelfranco Emila presso il teatro Dadà La loro performance si inserisce in una serie di eventi organizzati dall’azienda sanitaria locale per la Settimana della Salute Mentale e la Disabilità, tema su cui la loro ormai nota opera rock Bushido si inserisce alla perfezione.
La serata non prevede ospiti ad aprire lo show, ma al calare del sipario i ragazzi si prendono tutta la scena e l’ammirazione dell’eterogeno pubblico presente. E’ uno spettacolo vedere la sala piena e l’entusiasmo di giovani e meno giovani ascoltare le dodici canzoni di cui si compone l’album. La voce narrante fuori campo, inserita tra una traccia e l’altra, consente agli spettatori di immergersi nella storia del giovane Koji, aspirante guerriero affetto da una malattia che gli impedisce di crescere e rafforzarsi, ma che grazie ad un amuleto del nonno, all’amore per Aiko e ad una forza di volontà senza pari, inseguirà con perseveranza il proprio sogno di diventare un vero samurai.
Attraverso un percorso di crescita interiore fatto di cadute, sconfitte e delusioni, Koji si rialzerà sempre più forte di prima, forgiando il proprio carattere, la propria tempra fisica e mentale, imparando grazie alla rigida educazione della nobile arte a sopperire alle carenze del proprio corpo, a onorare gli altri anche quando sono nemici, al rispetto della natura ed infine all’importanza della famiglia.
Musicalmente la band suona come un motore ormai oliato alla perfezione e anche il nuovo singer Alex Esposito, perfettamente inserito nel gruppo, rappresenta una piacevolissima sorpresa assolutamente all’altezza del compito affidatogli. I brani, che ormai conosciamo a memoria, scorrono via che è un piacere. La sezione ritmica affidata a Paulis e Lugli non perde un colpo, così come le chitarre del grande Joe Cataldo fendono l’aria come la spada di Koji. Avvicendamento alle tastiere tra Alberto Bettini che ha lasciato la band a maggio scorso a favore dell’ottimo Saverio Verrascina. Entra ufficialmente in formazione come corista anche Emanuela Siconolfi ed il suo supporto conferisce ancora di più epicità ai brani.
Una serata perfettamente riuscita che rende onore ai grandi Perfect View impegnati nell’ardua impresa di portare questo genere musicale, a metà tra AOR e Hard Rock classico, ad un numero sempre più grande di persone, facendosi largo con coraggio e determinazione (come il protagonista del loro racconto) in un mondo in cui gli spazi per suonare live sembrano ormai appannaggio esclusivo di tutt’altri generi musicali molto più popolari in questi ultimi anni soprattutto tra i giovanissimi. Il loro concept album inoltre rappresenta un valore educativo aggiunto non indifferente che va assolutamente controcorrente rispetto alle tematiche bullizzanti e scontrose che riecheggiano nei testi di artisti (o presunti tali) nati oggi e domani già dimenticati.
Un grande applauso a Cataldo e Soci perché siano da esempio e traino per tante altre ottime band di questo genere presenti nel nostro paese che faticano maledettamente nel trovare visibilità e possibilità di esibirsi dal vivo.






SCALETTA:
Bushido Theme
Birth
Love
Integrity
Honor
Family
Respect
Compassion
Honesty
Courage Loyalty
Bushido Theme (Reprise)