Van Halen – A Different Kind Of Truth – Recensione

adifferentkindoftruth

Voto:★★★★★★★★½☆ 

Artista: Van Halen
Titolo: A Different Kind Of Truth
Genere: Hard Rock
Anno di uscita: 2012
Etichetta: Interscope Records

A distanza di ben 28 anni dall’ultimo disco con lo storico Dave Lee Roth al microfono, ecco finalmente tornare sulla scena musicale i Van Halen. Certo, ad oggi di acqua sotto ai ponti ne è passata davvero tanta: dopo aver dato alla storia della musica dei capolavori di hard rock americano arrivando al successo planetario con il famosissimo “1984” (e la famosissima “Jump” aggiungerei) i rapporti fra Diamond Dave e Eddie Van Halen si incrinano, tanto che il singer decide di lasciare la band e seguire la via solista, sostituito prontamente da Sammy Hagar con cui il gruppo vira verso un sound più in linea con il trend musicale ottantiano, dando più spazio a tastiere e alla melodia e sfornando comunque album di pregevole fattura dividendo e creando scompigli fra i fan spesso divisi tra i pro Hagar e i pro Roth.  In seguito all’abbandono di Hagar c’è ben poco da raccontare se non la piccola e sfortunata parentesi con Gary Cherone (frontman degli Extreme) nel ’98, un continuo andare in rehab da parte di Eddie per i suoi continui problemi con l’alcol e l’esclusione inaspettata dello storico bassista Michael Anthony, che in seguito insieme ad Hagar, Joe Satriani e Chad Smith formerà i Chickenfoot. Negli ultimi anni ad alimentare l’aria di reunion vi è stato il tour che la band fece tra il 2007 e il 2008 con Dave Lee Roth in veste di cantante ed il sedicenne Wolfgang Van Halen (rispettivamente figlio e nipote di Eddie ed Alex Van Halen) al basso. Bisognerà aspettare però altri 4 anni per vedere il gruppo in azione in un nuovo disco, che poi tanto nuovo non è in quanto diverse tracce di questo “A Different Kind Of Truth” sono vecchie demo o vecchie canzoni che la band non ha mai pubblicato ufficialmente riarrangiate e rivisitate per l’occasione.

Se il buon giorno si vede dal mattino, beh di certo non si può dire la stessa cosa con “Tattoo”: il singolo apripista è indubbiamente la traccia più debole e “scontata” di tutto il disco, la classica midtempo “Van Halen” senza alcun spunto interessante sorretta soltanto da un guitar work di Eddie almeno discreto. Per fortuna si tratta di un episodio isolato e già con “She ‘s The Woman” ritorna il glorioso trademark del gruppo di Pasadena fatto di ottimi riff, un ritornello semplice ed efficace e l’inaspettata buona prova vocale di Wolfgang ai cori. Stesso discorso si potrebbe fare per la seguente “You And Your Blues” se non fosse penalizzata da un ritornello forse troppo tirato per la voce di Roth, non più fresca come una volta e forse vero unico “difetto” di questi rinati Van Halen. L’esplosione e la fiammata che farà felice gli inossidabili fan dei VH arriva come un boeing dritto in faccia e risponde al nome di “China Town”: la band, o per meglio dire la famiglia Van Halen spinge tantissimo sull’accelleratore, il buon vecchio Eddie si fa sentire finalmente con un assolo degno del suo nome e anche Dave Lee Roth prova (e riesce in parte) a tenere il ritmo cedendo soltanto nel poco ispirato bridge prima di convincere pienamente con “Blood And Fire”. Meno tirata nelle strofe ma con ritornello altrettanto esplosivo (e un po’ monotono) si fa ancora una volta notare per l’esuberante lavoro solista e ritmico di Eddie. Scontato a questo punto specificare che “A Different Kind Of Truth” sia senza indugi l’album più duro e pesante della loro lunga discografia e “Bullethead” con “As Is” non sono altro che la conferma definitiva di tutto ciò. La prima con i suoi 2 minuti e mezzo di durata è un treno impazzito che fugacemente passa e scompare dalla vista rivelandosi così un fuoco di paglia ma è “As Is” che investe e travolge letteralmente l’ascoltaltore: chitarre più corpose ed “heavy” e il solito forsennato drumming di Alex definiscono quella che possiamo definire la Hot For Teacher vers. 2012, un terremoto sonoro da valer il titolo di miglior traccia del disco. Segue la moderna e ancor più heavy “Honeybabysweetiedoll” che nonostante qualche linea melodica arabeggiante non è altro che uno sfogo chitarristico per le dita di Eddie, fin troppo indolenzite dagli anni di inattività, tanto che le poche parole quasi parlate di Roth passano in secondo piano inosservate. Con “The Trouble With Never” ritorna quel flavour da anni ’70 in cui il cantato di David si fa finalmente convincente mostrando il cantante più a proprio agio con composizioni meno intricate e più leggere. La band non ha voglia di fermarsi riprendendo vigore e tornando ai vecchi fasti con “Outta Space”: batteria martellante, riff e tapping come se piovesse e un ritornello corto, semplice ma diretto. “Stay Frosty” è la quiete DOPO la tempesta: la nuova Ice Cream Man come l’hanno definita in molti, inizia con le irriverenti vocals (sul cantato/parlato) di Roth accompagnato soltanto dalla chitarra classica di Eddie prima di cambiare completamente volto con uno stacco elettrico in cui fa capolino tutta la nd e diventare un’uptempo irresistibilmente efficace. Alle due discrete “Big River” e “Beats Workin'” il compito di chiudere questo viaggio nel “nuovo” mondo VH, che però non aggiungono nulla di nuovo a quanto già espresso nelle tracce precedenti.

IN CONCLUSIONE

Decisamente un gran ritorno questo dei Van Halen con “A Different Kind Of Truth”; la band appare in forma smagliante (e le prime date del tour lo hanno confermato) anche se il povero Diamond Dave è quello che più di tutti ha sentito il peso degli anni che avanzano. D’altronde non è mai stato un cantante “tecnico” ma piuttosto un frontman ed animale da palcoscenico per cui nonostante una performance vocale leggermente appannata il risultato è comunque accettabile. Per fortuna il resto della band è “on fire” e la punta di diamante è rappresentata, prevedibilmente, da mister Eddie Van Halen. La maestria con cui si diletta con le sei corde è da applausi e il tocco è sempre quello di un tempo creando riff da muro sonoro mai così potente prima d’ora. Per tutti gli amanti della chitarra questo disco è una goduria per le orecchie, grazie anche all’ottimo lavoro di produzione da parte di John Shanks che ha raggiunto l’obiettivo di rendere l’album tanto “vecchio” quanto “moderno”. Plauso anche a Wolfgang Van Halen, sorpresa del disco, cui parti corali hanno poco da far rimpiangere il caro Michael Anthony, senza dimenticare l’ottimo lavoro svolto al basso insieme con lo zio Alex ormai garanzia di solidità ritmica dietro le pelli. Diretto e roccioso, “A Different Kind Of Truth” non è certo un album fatto di grandi ritornelli o pieno di tastiere ma al contrario è forse uno degli album più “heavy” di tutta la discografia, cosa che potrebbe scoraggiare l’ascoltatore più melodico o gli stessi fan dei VH del periodo “Hagar” che troveranno nel disco tanta potenza ed esplosività. Tornare dopo tanti anni e sfornare un lavoro del genere, anche se varie tracce erano già state scritte in passato e alcune risultano leggermente sottotono, è comunque un merito che va riconosciuto alla band americana per cui se siete amanti della buona musica e dell’hard rock (e perchè no, anche della chitarra) fate vostro questo disco.

TRACKLIST:

01. Tattoo
02. She’s the Woman         *
03. You and Your Blues
04. China Town        *
05. Blood and Fire
06. Bullethead
07. As Is       *
08. Honeybabysweetiedoll
09. The Trouble With Never
10. Outta Space          *
11. Stay Frosty            *
12. Big River
13. Beats Workin’

* migliori canzoni

FORMAZIONE:

David Lee Roth – Voce
Eddie Van Halen – Chitarra
Wolfgang Van Halen – Basso
Alex Van Halen – Batteria

PER ACQUISTARE IL DISCO:

http://www.star31.com/a-different-kind-of-truth-dvd-deluxe-edition.html

VIDEO:

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Questo articolo è stato pubblicato in recensioni
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55 Commenti

  1. Bontropi
    Pubblicato 10/04/2012 alle 19:01 | Link Permanente

    Sono due diverse concezioni dell’intendere e valutare la musica.

    Per me sarebbe per l’appunto un’assurdità sostenere una presunta superiorità vocale di Di Anno rispetto a Dickinson.
    E’ proprio fuori dal mondo.
    Tuttavia rispetto l’opinione di chi la pensa in questo modo dato che è vero che la musica è soprattutto emozione (soggettività) ed in minima parte anche tecnica (oggettività).
    Naturalmente si è liberi di operare le proprie valutazioni sulla base dei propri parametri puramente discrezionali…e se si valuta un artista sulla base del complesso emotivo destato, mi sta più che bene.

    Dal canto mio preferisco valutare entrambi gli aspetti: tecnico ed emozionale. Questo perchè penso che sia giusto attribuire un meritato riconoscimento a chi ha impiegato buona parte della propria vita al compimento di studi niente affatto semplici.

  2. Pubblicato 10/04/2012 alle 20:00 | Link Permanente

    Horus non è pignoleria, è un affermazione appunto troppo soggettiva dire Tizio miglior cantante…è quello che forse non hai capito…non contesto i gusti…ma non si può venir a dire tizio è il miglior cantante di un decennio…

    mentre bontropi ha detto che fa schifo (a lui fa schifo ed è soggettivo) andy ha scritto una frase che è oltre la soggettività proprio perchè è impossibile che ci sia un cantante migliore di qualche altro…tutto va a gusti…non è fisica, matematica, è il modo di scrivere le cose…

    non è faziosità o sordità, ma in musica venire a dire tizio è il miglior cantante, scusami ma per me assurdo (che sia un mega tecnico o che sia un emotivo scarso vocalmente)…ben tutt’altra cosa è dire i propri gusti e cioè se un cantante mi fa schifo o mi piace molto.

    Io amo alla follia Michael Kiske, ma non mi sogno di dire che “è il miglior cantante degli anni 90″…

    Comunque se non riesci a capirmi niente la chiudo qua…a me non interessa se a qualcuno piace o non piace roth o se a tizio piace più Di Anno e non Dickinson…era solo per specificare quella frase di poco senso…

  3. Light
    Pubblicato 23/07/2012 alle 16:27 | Link Permanente

    Per ora, l’album peggiore che ho ascoltato nel 2012!
    E non è colpa della voce di Lee Roth, che non è neanche malaccio: qui mancano le CANZONI!
    Dopo 4-5 brani tende a crescermi una lunga peluria sotto il mento…

  4. Massimo
    Pubblicato 05/09/2012 alle 14:25 | Link Permanente

    Ho 42 anni e sono fan di VH dal 1983. Ovviamente adoravo l’era pre 1983 anche se Balance è un ottimo disco. Considero i VH una delle più grandi rock band mai esistite che nulla o poco hanno a che fare con l’heavy metal. Il loro sound era semplicemente unico e “puro”.
    Sono davvero sorpreso nel leggere questa recensione ed anche il fatto che ci sia qualcuno a cui piace questo disco. Io l’ho ascoltato senza mai comprarlo, un paio di volte, e devo dire che a parte la discreta canzone in stile Roth (Tattoo), il disco nel suo complesso è orribile. Non c’è nulla di “Van Halen style”, registrato male (senza Don Landee si sente la sua mancanza), canzoni brutte, nessun riff interessante, anzi in certi punti Eddie appare anche impacciato. Abbiamo sognato per 24 anni questo ritorno e ora la favola è purtroppo finita, credo per sempre.

  5. Giorgio Pippo
    Pubblicato 06/07/2013 alle 16:40 | Link Permanente

    Premesso che van halen con Roth sono la mia band preferita
    Considero il nuovo album un omaggio ai vecchi fan e una prova coraggiosa visto le cannonate che si sentono finalmente spazzando via lo stile pop di van hagar!
    Ovvio non si puo paragonare ai primi album ma permette di riscoprire pezzi
    ascoltati su demo e finalmente prodotti come dio comanda.
    Il fatto di averli scartati in passato non vuol dire nulla.. infatti sono migliori di altre canzoni uscite a suo tempo : il difetto dei van halen era di mettere in tono goliardico almeno una canzone scadente in ogni album..
    Il resto sono idee personali ma l’album è veramente ottimo se vogliamo essere obbiettivi.

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